Il modulo 4-3-2-1 è una disposizione tattica che prevede una sola punta, supportata da due trequartisti che agiscono fra le linee, svariando su tutto il fronte offensivo, insieme a tre centrocampisti più di contenimento che proteggono la linea difensiva composta dai quattro difensori. Questo sistema prende il nome di “ALBERO DI NATALE”, il motivo di tale nome sta proprio nella forma che assume questa particolare disposizione tattica, in cui, il portiere si pone come il “tronco”, mentre il resto dei giocatori ricorda appunto la forma del noto albero.
Peculiarità di questo modulo è lo sviluppo del gioco per vie centrali, nonostante la singola punta, questo perché sia con i due trequartisti, muovendosi fra le linee, inserendosi negli spazi creati dalla punta centrale e soprattutto svariando su tutto il fronte di attacco, che con i tre centrocampisti, abili sia nella fase di interdizione che nella costruzione del gioco(due mediani e un regista arretrato), c’è molta più densità e superiorità nella zona centrale del campo. Lo sviluppo sulle fasce viene delegato alla spinta dei due terzini fluidificanti, i quali, devono avere l’abilità sia di spinta offensiva per creare superiorità numerica, attraverso rapide sovrapposizioni, che di ripiegamento difensivo.
Un primo assaggio di questa impostazione, seppur con poca rilevanza a livello tattico, è nel 1969 con il Crystal Palace di Bert Head, seguita in maniera più applicata vent’anni più tardi dall’ADO Den Haag di Co Adriaanse con la promozione in Eredivisie e la semifinale della Coppa d’Olanda nel 1988-89.
Il successo vero e proprio lo si ha prima a livello di nazionale invece che in un club, attraverso la Francia ai mondiali del 1998, in cui, nonostante l’assenza di attaccanti di primo livello, trova nei suoi due trequartisti di altissimo livello come Zidane e Djorkaeff l’espressione più ideale, grazie alla loro tecnica eccezionale unita alla solidità di un centrocampo(Didier Deschamps su tutti) e a una spinta costante sulle fasce con i terzini Lizarazu e Thuram. In questo modo la figura del trequartista viene esaltata in quanto viene svincolata da obblighi tattici e può agire nel pieno della libertà e fantasia.
Ma l’apoteosi e forse la massima interpretazione del 4-3-2-1 la si ha nel Milan di Carlo Ancelotti a partire dal 2003, prima adattando come regista arretrato Andrea Pirlo unita alla qualità e tecnica di Clarence Seedorf come mezz’ala prima e come trequartista poi nella stagione 2007, insieme alla fisicità e dinamicità in fase di interdizione di Gattuso, ma soprattutto alla straordinaria interpretazione di trequartisti come Rui Costa e Kakà dietro alla punta letale Shevchenko prima e Inzaghi poi, senza contare la spinta inesauribile e fondamentale dei terzini come Cafù, Pancaro, Oddo e Jankulovski. Una macchina equilibrata sotto tutti i punti di vista per copertura di ogni zona del campo e soprattutto per spinta offensiva sia nella zona centrale che sulle fasce.
In conclusione il 4-3-2-1 è un modulo che dà un sostanziale dominio della parte centrale del campo grazie all’elevato numero di centrocampisti(3+2) facilitando il controllo del possesso palla e della distribuzione del gioco, grazie anche ad un pressing elevato, unita ad una solidità a livello difensivo grazie all’affollamento delle vie centrali costringendo gli avversari ad allargare il gioco, ma soprattutto un’imprevedibilità a livello offensivo grazie alla libertà di muoversi dei trequartisti e il loro inserimento negli spazi in combinazione con l’attaccante. Di contro potrebbe mancare ampiezza nel gioco, essendo esclusivamente fornita dai terzini, richiedendo grande resistenza fisica, oltre che vulnerabilità se la spinta offensiva non dà adeguata copertura.
Giacomo Montesano