Nel 2006 scoppiò Calciopoli, uno dei più grandi scandali del calcio
italiano. L’inchiesta della magistratura rivelò una serie di telefonate tra
dirigenti di alcune squadre di Serie A e i designatori arbitrali. Secondo gli
investigatori, questi dirigenti cercavano di influenzare le designazioni
degli arbitri per ottenere direzioni di gara considerate più favorevoli. La
vicenda coinvolse soprattutto Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e
Reggina, ognuna con un livello diverso di responsabilità.
La giustizia sportiva si mosse rapidamente, con il procuratore federale
Stefano Palazzi che guidò l’accusa. Le pene furono pesanti: la Juventus
venne retrocessa in Serie B, perse i due scudetti 2004/05 e 2005/06 e
ricevette una penalizzazione in classifica; le altre squadre ebbero
squalifiche per dirigenti e punti di penalità più ridotti (Fiorentina, Lazio e
Milan). L’idea era dare un segnale forte contro qualsiasi tentativo di
condizionare il campionato.
Personalmente penso che fosse giusto intervenire, perché un campionato
senza imparzialità arbitrale non ha credibilità. Calciopoli ha cambiato il
calcio italiano e, anche se ha portato a fare chiarezza, non ha lasciato tutti
con la sensazione di una giustizia davvero uniforme. In generale ha
mostrato quanto sia delicato il rapporto tra giustizia sportiva, aspettative
dei tifosi e immagine del sistema calcio.
Vincenzo Pulcrano