Non sono mai stato un grande sostenitore del concetto di modulo, né della maniera in cui questo viene comunemente inteso dall’opinione pubblica. Termine, che a mio avviso, rischia di semplificare eccessivamente una realtà più complessa e dinamica.
Quello che abitualmente viene definito modulo non è altro che un rappresentazione grafica, utile soprattutto per fotografare l’organizzazione di una squadra in fase di non possesso. Naturalmente, esistono eccezioni legate a interpretazioni specifiche, spesso dettate da principi ben precisi, come ad esempio attuare una marcatura uomo a tutto campo.
È noto come Carlo Ancelotti sia stato uno dei precursori di questo sistema, reso iconico dal celebre “albero di Natale”. Tuttavia l’interesse oggi non è rivolto alle origini, quanto all’interpretazione che questo sistema ha assunto nel calcio contemporaneo.
Gli esempi più evidenti sono senza dubbio la Germania di Nagelsmann e il Manchester City di Guardiola. In entrambi i casi il sistema viene utilizzato per esaltare le caratteristiche dei giocatori chiave: abili negli spazi stretti, nella ricezione tra le linee e nella rifinitura in zona 14. Ne deriva una forte occupazione dei canali centrali, mentre l’ampiezza viene dettata principalmente dai terzini.
Nel caso della Germania i riferimenti tecnici sono Musiala e Wirtz, supportati da profili come Karl e Ouedraogo, che rafforzano ulteriormente il presidio dei canali centrali. Contesto che valorizza anche due creator di livello mondiale come Kimmich e Raum, incaricati di dare ampiezza alla manovra.
Nel Manchester City, invece, Cherki e Foden agiscono stabilmente come numeri 10, con O’Reilly e Nunes a occupare i canali laterali.
Non è casuale che questo modo di occupare gli spazi sia adottato proprio da Nagelsmann e Guardiola. Nella fase di sviluppo laterale, l’elevata qualità presente centralmente porta centrocampisti e trequartisti a offrire costantemente soluzioni al portatore, concentrando molti uomini in zona palla, così da favorire una riaggressione immediata in caso di errore.
È ormai noto come questo sistema venga adottato per favorire i calciatori abili negli spazi stretti, soprattutto quando se ne hanno diversi in rosa. Senza mai presentare una struttura rigida o limitante, garantisce anzi una certa flessibilità e libertà interpretativa.
Vincenzo Pulcrano