Alessandro Gabrielloni: il calciatore che non ha mai smesso di crederci

Ci sono calciatori che segnano gol.

E poi ci sono quelli che lasciano un segno.

Alessandro Gabrielloni appartiene a questa seconda categoria: un attaccante che ha trasformato il lavoro e la costanza in una storia di amore verso il calcio e verso una piazza, Como, che lo ha adottato come uno di famiglia.

Le origini: un sogno che parte da Jesi

Nato a Jesi il 10 luglio 1994, Gabrielloni cresce con il sogno di diventare calciatore in un contesto semplice. Da ragazzino non aveva le luci dei grandi vivai, ma aveva qualcosa di più prezioso: la fame di arrivare.

Muove i primi passi nella Jesina, squadra della sua città, facendo tutto il settore giovanile fino al 2010, anno in cui viene aggregato alla prima squadra che all‘epoca militava in Serie D.

Ogni stagione diventa un mattoncino in più di una carriera costruita con pazienza, determinazione e fiducia nei propri mezzi.

È lì, lontano dai riflettori, che Alessandro impara cosa significa guadagnarsi tutto con il sudore, coltivando il sogno di arrivare tra i grandi.

La gavetta: tra Lega Pro e Serie D

Prima di arrivare a Como, Gabrielloni, in 5 anni gioca 183 partite tra lega pro e Serie D, segnando 45 goal, partendo dalla già citata Jesina, passando per Maceratese, Taranto, Martina, Campobasso, Cavese e Bisceglie. 

Ogni partita è una lezione. Ogni errore, un’occasione per crescere, Gabrielloni in questi 5 anni fa la cosiddetta gavetta, e cresce sotto ogni punto di vista, arrivando a segnare 16 gol e 32 presenze con la cavese in D nella stagione 16-17, record assoluto in carriera.

Gabrielloni non è mai stato un vero bomber, ma ha sempre avuto una grande mentalità. Non salta mai un allenamento, non abbassa mai la testa e dà sempre il 100%.

Alessandro Fabbro, suo ex compagno alla cavese, lo descrive così:

“Ale è uno che non molla mai. In allenamento è sempre il primo a dare tutto, e in partita lo stesso. È il tipo di giocatore che ti fa alzare il livello“

Como: la casa, la famiglia, la consacrazione

Nel 2018, dopo una breve parentesi al Bisceglie, Gabrielloni approda al Como in Serie D, dove, col passare degli anni, diventerà un vero punto di riferimento e una bandiera del club.

Con i lariani vince due campionati, contribuendo prima alla promozione in Serie C nel 2020 e poi a quella in Serie B l’anno successivo.

Nel giro di poco tempo conquista tutti: compagni, allenatori ma soprattutto i tifosi. In campo corre per tre, non si risparmia mai, e anche quando non segna, lascia il segno, perché Gabrielloni non è solo un attaccante: è un simbolo di dedizione, l’uomo che tiene insieme lo spirito del gruppo.

L’apice del suo percorso arriva nella stagione 23/24, con la promozione in Serie A, non è solo una questione di gol o numeri: è il risultato del suo impegno costante, della dedizione quotidiana, della passione che trascina tutta la squadra.

La prima stagione in Serie A rappresenta per Gabrielloni una consacrazione personale e sportiva: arrivato dal profondo della Serie D, gioca ogni partita con intensità, sacrificio e cuore, dimostrando di poter competere ai massimi livelli. Nonostante la difficoltà della massima serie, non si risparmia mai, diventa un esempio di professionalità e attaccamento alla maglia, e lascia un’impronta indelebile nel Como e nei tifosi che lo hanno sempre sostenuto.

La statua: un simbolo di riconoscenza e appartenenza

Per celebrare il suo impatto indelebile sul Como, nel 2025 il club ha deciso di dedicare a Gabrielloni una statua davanti allo stadio Giuseppe Sinigaglia.

Non si tratta solo di un monumento: è un simbolo del legame profondo tra il capitano, la città e i tifosi, che hanno vissuto con lui ogni promozione, ogni esultanza e ogni battaglia sul campo.

Realizzata dallo scultore Valentino Cimarosti e curata dall’azienda Pusterlamarmi, l’opera lo ritrae nel suo gesto più iconico: le braccia alzate verso la curva, lo sguardo carico d’emozione, l’esultanza di chi non dimentica mai da dove è partito.

Un simbolo che racconta, in silenzio, la stessa storia che Gabrielloni scrive ogni domenica in campo.

Il futuro: una nuova avventura

In questa stagione Gabrielloni ha intrapreso una nuova sfida con la Juve Stabia in Serie B, dopo aver rinnovato il contratto con il Como fino al 2028, a testimonianza del legame profondo con la squadra che lo ha consacrato.

Dopo anni intensi a Como, durante i quali ha vissuto promozioni, gioie indimenticabili e la sua prima stagione in Serie A, Gabrielloni sentiva il bisogno di nuovi stimoli e di ritrovare la sensazione di essere protagonista in campo. Il prestito in Campania rappresenta per lui un’occasione per mettere a disposizione esperienza, leadership e mentalità vincente, pur restando legato al club che lo ha visto crescere e diventare una bandiera.

Lo stesso Gabrielloni ha commentato il trasferimento con grande sincerità:

“Voglio tornare protagonista e fare gol. La Juve Stabia è una piazza che mi ha sempre affascinato, e sono pronto a dare il massimo per questa maglia. Rinnovare con il Como prima di partire è stato importante: il legame con questa squadra e con la città resterà sempre fortissimo.”

Un esempio per tutti

La storia di Gabrielloni insegna che il talento può aprire una porta, ma solo la costanza la tiene spalancata, il suo percorso dimostra che non servono grandi proclami per diventare grandi, basta credere nel proprio cammino.

È il simbolo di chi non smette mai di crederci, anche quando tutto sembra in salita, e forse è proprio per questo che i tifosi del Como lo sentono “uno di loro”: perché in ogni rincorsa, in ogni tackle, in ogni esultanza, c’è un pezzo di ciascuno di loro.

Daniele Bartocci (giornalista sportivo), lo descrive così dopo il goal alla Roma:

“Gabrielloni è l’emblema del successo: dalla Serie D alla Serie A, sempre con il cuore e la maglia del Como.”

Perché ogni volta che scende in campo, Gabrielloni ci ricorda perché amiamo il calcio: per la verità, la passione e la forza dei sogni che non muoiono mai.

Christian Frongia