“Calciopoli” resta una linea di confine nella storia del calcio italiano.

 A quasi vent’anni di distanza, “Calciopoli” resta una linea di confine nella storia del calcio italiano. Non soltanto per ciò che le indagini portarono alla luce, ma soprattutto per il peso delle sanzioni che ne derivarono. In quei mesi il sistema calcistico italiano fu costretto a confrontarsi con le proprie distorsioni come raramente era accaduto. Ancora oggi è evidente come quelle decisioni abbiano inciso ben oltre i semplici risultati sportivi.

Gli avvicendamenti di questo celebre scandalo sportivo ebbero una risonanza internazionale, e macchiarono la storia del calcio italiano in maniera indelebile.

Mentre la nazionale vinceva il suo quarto monidale in terra tedesca, in Italia i festeggiamenti erano contemporanei ad un continuo susseguirsi di notizie giurdiche che con il calcio giocato c’entravano ben poco.

Il così detto scandalo di “Calciopoli” esplose ufficialmente nel maggio 2006, quando la Procura di Napoli rese pubbliche una serie di intercettazioni telefoniche raccolte nell’ambito di un’inchiesta molto più ampia. In quelle registrazioni comparivano dirigenti di diversi club di Serie A, in contatto diretto con i designatori arbitrali e, in alcuni casi, con gli stessi arbitri. 

Dalle indagini non emerse una dinamica di combine legate ai risultati delle singole partite, ma qualcosa di diverso e forse ancor più critico e surreale: una rete di relazioni, pressioni e richieste con il fine di orientare le designazioni arbitrali. Non si parlava di alterare ciò che accadeva in campo, ma di creare, prima dei match, condizioni ritenute favorevoli a una squadra piuttosto che a un’altra. Secondo gli inquirenti, questo meccanismo aveva il potenziale per influire sul corso di interi campionati. Per il calcio italiano fu un momento di rottura: per la prima volta veniva messo in discussione il principio di imparzialità del sistema arbitrale italiano, non dall’esterno, ma da figure che operavano al suo interno e che ne conoscevano punti deboli e modalità di funzionamento.

Le sanzioni che seguirono all’inchiesta furono pesanti e incisero profondamente sul panorama calcistico italiano. La Juventus fu il club più colpito: perse due scudetti, venne retrocessa in Serie B e vide i suoi dirigenti di riferimento, Moggi e Giraudo, radiati dal calcio. Anche Fiorentina e Lazio subirono penalizzazioni in classifica e inibizioni ai loro dirigenti, mentre il Milan, ritenuto meno coinvolto, ricevette una penalizzazione più contenuta accompagnata da alcune squalifiche a figure dirigenziali minori. La Reggina, una delle squadre più fragili sul piano economico, affrontò una penalizzazione molto pesante e una significativa ammenda decisamente più tosta da attutire non essendo la squadra calabrese un grande club come gli altri coinvolti. Le sanzioni del 2006 non rappresentarono semplicemente la chiusura di un caso, ma stabilirono l’inizio di un cambiamento profondo del sistema calcistico italiano. Da quel momento furono rivisti i criteri di designazione arbitrale, venne riorganizzato l’intero settore e inoltre naturalmente vennero anche ridefiniti i rapporti tra club e istituzioni calcistiche.

Possiamo affermare che calciopoli abbia rappresentato senza ombra di dubbio sia un’enorme cicatrice nella storia del calcio italiano che anche un decisivo punto di svolta per poter risanare e rimettere in sesto un sistema con evidenti falle e problematiche.

FRANCESCO SPINA

FRANCESCO SPINA