CALCIO. Marketing applicato allo sport del calcio

Approcciando l’analisi del marketing applicato allo sport del calcio, non si può che partire da un punto fondamentale che ne fa una vera e propria unicità: l’identità. Difatti, se il marketing tradizionale si ingegna per creare brand loyalty (fedeltà al marchio), il marketing calcistico ha come punto di partenza la lealtà incrollabile del tifoso, che si riflette in un legame granitico che qualunque altro tipo di marketing porrebbe come aspirazione massima.

Appare quindi evidente, già dal primo sguardo, quanto il marketing applicato alla materia calcio debba seguire linee specifiche, per muoversi fra le corde di una passione tanto ardente, mantenendo l’attenzione per i ricavi dal settore.

Marketing calcistico: perché è diverso da tutti gli altri marketing?

La peculiarità del prodotto e la variabile del risultato

Immaginando di definire in maniera univoca cosa sia il prodotto principale del calcio, non potremmo che identificarlo nella partitastessa. E qui ci troviamo di fronte ad un altro punto di distacco rispetto a qualsiasi tipo di marketing che prescinda il contesto sportivo: il prodotto è strettamente condizionato dalla variabile del risultato.

In effetti, la delusione originata da un risultato sportivo negativo è un rischio costante. Il marketing calcistico si impone di navigare tra l’euforia delle vittorie e la gestione delle sconfitte, facendo leva sul senso di appartenenza e fedeltà che muove il tifoso in quanto parte attiva del prodotto.

La gestione del fallimento e il rilancio

Nel marketing tradizionale, se un prodotto fallisce, generalmente viene ritirato dal mercato o si tenta di rilanciarlo. Nel calcio, il concetto di ritirare un prodotto fallimentare o addirittura riqualificarlo non può esistere, la sconfitta è una vera e propria delusione emotiva, quasi un lutto collettivo in casi che hanno poi scritto la storia, come il “Maracanazo” del luglio 1950.

La gestione della sconfitta nel marketing calcistico diventa quindi una sofisticata arte di gestione della fiducia, dove ogni azione e parola, veicolata nel calcio moderno alla gestione social o alle comunicazioni del club, deve essere mirata non a vendere di più, ma a proteggere l’identità e l’integrità emotiva del brand per garantire che il tifoso torni a tifare, e quindi consumare.

Il consumo attorno al Match Day

Il fan è a tutti gli effetti consumatore di un prodotto “calcio”, che racchiude una serie di fattori che vanno dalla gestione del Match Day ai legami di sponsorizzazione. Il Match Day stesso è connesso a dinamiche per le quali nel calcio moderno, il consumatore ideale si sta trasformando in quello occasionale: l’evoluzione del calcio ha portato difatti a strizzare l’occhio verso lo spettatore saltuario, piuttosto che verso l’abbonato fedele al suo seggiolino, poiché più propenso a spendere in tutto ciò che circonda l’evento sportivo, che va dal merchandising della squadra alle banali consumazioni nello stadio. 

Appare doveroso in questo senso sottolineare modelli di marketing innovativo come quello del Club Brugge, che fonde equamente il concetto di ricavo a quello di fedeltà: il club belga applica infatti il Dynamic Pricing ai biglietti (basato su variabili di domanda, prestigio dell’evento sportivo e condizioni climatiche) per ottimizzare i ricavi immediati, ma bilancia questa flessibilità di prezzo con un sistema che ricompensa i tifosi più fedeli per la loro presenza, rafforzando il legame emotivo.

Il calore e il muro attorno alla tradizione calcistica

Un ultimo punto che rende il marketing calcistico un settore da analizzare singolarmente rispetto agli altri sport, è connesso ai contesti ad alta intensità emotiva, come l’Italia, la Spagna o il Sud America: qui il marketing del calcio si scontra con una resistenza unica, il muro della tradizione. Se in sport come l’NBA o la F1, il prodotto è stato fin da subito concepito come totalmente flessibile ai fini del divertimento e quindi del consumo (ad esempio con regole in evoluzione continua, show elaborati prima e durante la partita), il calcio a svariate latitudini ha una storia e tradizione tali da renderlo una struttura molto meno malleabile.

Rielaborare il prodotto calcio cambiando l’orario di una partita, sperimentando il formato di un torneo o la sede di un evento sportivo è un’operazione consueta negli altri sport, ma nel calcio questo ha portato, anche recentemente, a proteste dei tifosi e conseguente allontanamento degli stessi, a discapito dei conseguenti ricavi. Il marketing calcistico dovrebbe difatti prendere come punto di partenza le innovazioni adottate negli altri sport, adattandole a principi inderogabili nel calcio: non alterare la regolarità della competizione al fine di elevare lo spettacolo e rispettare il legame di una squadra con il territorio di appartenenza.

La missione del marketing calcistico

L’unicità del marketing calcistico è racchiusa difatti nella sua missione ultima e più delicata: monetizzare e massimizzare l’imprevedibilità del risultato sportivo e l’ardente passione dello spettatore. Questo processo esige un equilibrio virtuoso: non si tratta di vendere il tifoso come merce, ma di riconoscerlo come parte vitale di una realtà che respira simultaneamente. Le moderne strategie digitali e la creazione di contenuti dinamici e interattivi non sono accessori, ma l’infrastruttura fondamentale che garantisce questo legame. In ultima analisi, il marketing calcistico è l’arte sofisticata di valorizzare la passione dei suoi seguaci, assicurando che il tifoso si senta sempre, e in tempo reale, parte integrante e insostituibile dell’identità del club.

Luca Iannilli