Il periodo di calciopoli l’ho vissuto da ragazzo, ero ancora un discreto calciatore in attività, ma la
passione e il trasporto per il giuoco del calcio erano già per me ai massimi livelli.
In quegli anni seguivo il calcio in modo intenso e minuzioso, quando esplose l’inchiesta, fu come un
fulmine a ciel sereno che squarciava un cielo immacolato facendo emergere situazioni e verità
scomode neanche lontanamente immaginabili. Le intercettazioni telefoniche, pubblicate dai giornali
prima ancora che dagli atti, videro coinvolti alcuni dirigenti di piccoli e grandi club e membri della
classe arbitrale o dei designatori. Non si parlava semplicemente di partite truccate, ma di una vera e
propria ingerenza e manipolazione della classe arbitrale attraverso pressioni sulle griglie dei direttori
di gara, richieste di evitare alcuni arbitri ritenuti sgraditi, tentativi di creare un clima favorevole e in
sostanza di alterare il normale svolgimento dei campionati.
L’impatto emotivo fu enorme, del resto il calcio italiano arrivava da un periodo di successi: la Juve
dominava in Serie A, le italiane erano competitive in Europa e l’ambiente, pur consapevole delle sue
zone grigie, non immaginava un sisma del genere. Calciopoli dimostrò invece quanto fosse fragile il
confine tra gestione sportiva, relazioni di potere e interferenze indebite e si ravvisava in tutto e per
tutto una sorta di associazione, in frode sportiva, di stampo mafioso.
La giustizia sportiva agì in tempi rapidissimi, del resto il mondo sportivo per essere realmente
punitivo e sanzionatorio non poteva riflettere i modi e le tempistiche della giustizia ordinaria I verdetti
furono che la Juventus venne retrocessa in Serie B, privata di due scudetti e penalizzata, mentre le
altre società coinvolte ricevettero sanzioni proporzionate ma comunque pesanti.
L’obiettivo credo sia stato da un lato, punire e smentire, attraverso un segnale forte, la possibilità di
applicare un sistema di condizionamento sulle designazioni ed influenzare la regolarità del
campionato, dall’altro, concludere con rapidità il processo sportivo nonostante la complessità delle
responsabilità individuali e associative che, in fin dei conti, potevano essere sanzionate in maniera
ancora più aspra.
Prevalse l’obiettivo di far emergere nel più breve tempo possibile, pene severe e repentine, che però
hanno lasciato dubbi e perplessità in fase di commissione non risultando, agli occhi degli
appassionati, adeguate e bilanciate.
Nel complesso, Calciopoli rappresentò una bomba atomica che ha costretto il calcio italiano a
stravolgere la trasparenza del sistema arbitrale e resta, si una ferita aperta, ma anche una lezione sulla
necessità di tutelare la credibilità del gioco oltre ogni logica di potere.
Altro aspetto molto importante è che, sebbene Calciopoli sia nato come uno scandalo tutto italiano,
le sue ripercussioni superarono immediatamente i confini nazionali e influenzarono in modo
significativo la percezione del calcio italiano nel mondo.
I principali media europei descrissero il campionato italiano come corrotto e di stampo mafioso.
Le istituzioni internazionali seguirono la vicenda con forte interesse. Il rischio era che una parte dei
club coinvolti non potesse partecipare alle competizioni europee, la Juventus, ad esempio,
retrocessa in Serie B, perse automaticamente il diritto a competere in Champions League,
influenzando il ranking UEFA e l’immagine dell’intera competizione.
Ci furono anche ripercussioni economiche per il calcio italiano portando molte criticità, a partire
dalla diminuzione degli investimenti, dal depauperamento del valore dei diritti Tv e, non ultimo, loscarso appeal verso TOP PLAYERS che considerarono gli altri campionati europei più affidabili e
garantiti.
Risalire dalle ceneri di quell’inferno non era facile e, ancora oggi, a mio avviso, il campionato italiano
risente ancora degli strascichi di quel periodo che ha condizionato il calcio italiano, non solo a livello
di Club, ma anche a livello di nazionale e che ha contribuito in modo significativo al declino sportivo
che ci troviamo ad affrontare.
Rieti, 19 Novembre 2025
Nicola Chiarinelli