CALCIO. CALCIATORI: “Come valutare il regolamento status trasferimento calciatori in un’ottica di ritorno alle società che costruiscono il talento”

“Come valutare il regolamento status trasferimento calciatori in un’ottica di ritorno alle società che costruiscono il talento”

Quando si parla del regolamento sullo status e sul trasferimento dei calciatori, spesso si finisce per ragionare solo in termini economici, di clausole, percentuali e meccanismi burocratici. Ma per me questo tema non è qualcosa di teorico o distante: lo sento sulla pelle. Da quando ero bambino, il calcio è sempre stato il mio mondo. Ho passato anni su campi diversi, con maglie diverse, con compagni che cambiavano ma con la stessa costante: persone che credevano in me e che, senza saperlo, stavano costruendo il giocatore e la persona che sono oggi.

Ecco perché quando penso a come migliorare il sistema dei trasferimenti per dare il giusto ritorno alle società che formano i giovani non riesco a farlo in modo freddo o distaccato. Mi tornano in mente gli allenamenti al buio d’inverno, le corse sotto la pioggia, i mister che mi correggevano cento volte, i dirigenti che ti aspettano anche quando finisci più tardi, i compagni che diventano fratelli. La crescita di un calciatore non è mai solo tecnica: è fatta di sacrifici condivisi, di fiducia e di opportunità. Non nasce nelle società che ti comprano quando sei esploso, ma in quelle che ti vedono crescere giorno dopo giorno, per anni.

Per questo motivo, ogni volta che osservo i meccanismi del regolamento attuale — training compensation, solidarity contribution e tutto ciò che dovrebbe riconoscere il valore della formazione — ho sempre la sensazione che manchi qualcosa. Sono strumenti importanti, certo, ma non raccontano davvero l’impatto emotivo, umano ed economico che una società ha sulla crescita di un ragazzo. Ti seguono dall’età in cui ancora sbagli le cose più semplici fino a quando inizi a capire chi sei davvero come calciatore. Investono su di te quando non sanno ancora se diventerai qualcuno. E questo, secondo me, vale più di qualsiasi percentuale fissa a tabella.

Io che ho giocato per anni lo so bene: una società che ti forma non ti dà solo allenamenti. Ti dà disciplina, mentalità, educazione sportiva. Ti dà una struttura in cui crescere e un ambiente che ti sostiene anche nelle giornate in cui non ti riesce niente. E tutto questo spesso non ha ritorni economici adeguati, soprattutto per le società dilettantistiche o giovanili. Alcune sopravvivono con sacrifici enormi, altre rinunciano a investire di più nei giovani proprio perché il sistema non garantisce loro un riconoscimento forte e certo.

Per questo, secondo me, il regolamento dovrebbe essere ripensato in modo più profondo. Non solo migliorando gli strumenti esistenti, ma rendendo automatico e trasparente il collegamento tra la carriera del giocatore e il ritorno alle società che lo hanno formato. Ogni passo avanti nella carriera del calciatore dovrebbe essere anche un passo avanti per chi lo ha cresciuto. Non solo nei grandi trasferimenti internazionali, ma anche nei passaggi minori, nei prestiti, nelle valorizzazioni interne. Bisogna riconoscere il percorso, non solo il risultato finale.

Se un ragazzo arriva in alto è perché qualcuno, per anni, ci ha creduto quando nessuno lo guardava. Io ci sono passato e per questo sento che la giustizia sportiva non può limitarsi a cifre e percentuali. Deve mettere al centro il valore umano della formazione. Premiare le società formatrici non è solo una questione economica: è una questione di rispetto verso tutti quelli che hanno costruito quel talento mattone dopo mattone. È un modo per dare sostenibilità al calcio e per non spezzare la catena che permette ai giovani di inseguire un sogno.

Alla fine, il calcio vero nasce nei campi dove iniziamo a giocare da bambini. Se non riconosciamo questo, rischiamo di dimenticare da dove parte davvero ogni storia sportiva. E secondo me è proprio lì che il regolamento dovrebbe guardare: non al punto di arrivo, ma alle origini del talento.

Elia Romano

Elia Romano