CALCIO. CALCIATORI: Come valutare il regolamento status trasferimento calciatori in un’ottica di ritorno alle società che costruiscono il talento 

Come valutare il regolamento status trasferimento calciatori in un’ottica di ritorno alle società che costruiscono il talento 

L’indennità di formazione rappresenta il modo in cui la FIFA riconosce e tutela il lavoro dei club che crescono i giovani talenti. Scatta nel momento in cui un calciatore firma il primo contratto da professionista presso un club estero, e porta nelle casse delle società formative in cui ha militato tra i 12 e i 23 anni un indennizzo specifico.
Per molte realtà, specialmente dilettantistiche, questo meccanismo può diventare una fonte di ricavo importante, spesso superiore ad un premio derivante da risultati ottenuti sul campo.

Ma per sfruttarlo al massimo serve visione. Tenere un ragazzo nel proprio vivaio anche solo una stagione in più può significare ottenere una quota maggiore nel calcolo dell’indennità. Allo stesso modo, riconoscere in anticipo il potenziale di un giovane e accompagnarlo verso il professionismo permette alla società di tutelare economicamente il proprio investimento.

Se l’indennità di formazione rappresenta il primo premio per chi ha cresciuto un talento, il contributo di solidarietà è il modo in cui quel valore continua nel tempo. Infatti, ogni volta che un calciatore viene trasferito all’estero a titolo oneroso (anche in prestito), una percentuale del costo dell’operazione viene redistribuito alle società in cui ha militato dai 12 ai 23 anni.

È un premio che può arrivare all’improvviso, anche molti anni dopo il passaggio del giocatore nelle giovanili di una determinata squadra, e che può rappresentare una risorsa economica da tenere assolutamente in considerazione.

Come trarne beneficio

Per ottenere benefici concreti da indennità e contributo di solidarietà non basta conoscere la regola: serve un metodo preciso. Oggi anche i club dilettantistici che vogliono crescere attraverso la formazione devono ragionare come i professionisti.

Il primo passo è di trattenere il più possibile i giovani più promettenti. Ogni stagione in più nel vivaio significa una quota maggiore nelle percentuali distribuite dal club che mette sotto contratto o acquista le prestazioni di un giocatore.

Un ulteriore step è portare i calciatori più interessanti a firmare il primo contratto da professionista appena possibile, e di ingaggiarli quanto prima possibile. magari prima o a ridosso del dodicesimo anno di età. Questo permette non solo di tutelare il club da partenze improvvise, ma anche di evitare che il premio di formazione vada ad altri.

Un ruolo importante in tutto ciò possono averlo anche sicuramente gli agenti, spesso considerati come un male ma fondamentali se coinvolti nel modo giusto e nel rispetto degli interessi di entrambe le parti. Un club lungimirante potrebbe decidere di lavorare con loro su opportunità provenienti dall’estero per quei giovani su cui non si intende puntare a lungo termine. Una cessione internazionale, anche piccola, può garantire indennità e contributi utili in termini di bilancio.

Infine, un club potrebbe ottenere un grandissimo vantaggio investendo in giocatori che hanno già avuto esperienze internazionali, anche brevi. Avere un profilo già noto ed abituato a trovarsi fuori dai confini nazionali rende più semplice una sua futura collocazione all’estero, e quindi più probabile ottenere un ritorno economico attraverso i meccanismi FIFA.

Quale premio conta maggiormente?

Mettendo a confronto questi due riconoscimenti, giungiamo al fatto che, a differenza del contributo di solidarietà, che si attiva ogni volta che avviene un trasferimento oneroso internazionale, l’indennità di formazione è uno scenario molto più difficile da riprodursi. Ciò accade perché scatta solo quando un calciatore firma il primo contratto da professionista all’estero, una situazione che nella realtà si verifica raramente. I club che seguono il percorso di un giovane fino alla maggiore età conoscono bene la norma e si tutelano facilmente, evitando che il ragazzo lasci il Paese senza generare un ritorno diretto. In aggiunta, un’ulteriore considerazione va fatta riguardo il regolamento del trasferimento dei minori in  Europa e nel Mondo, che rappresenta più di un limite per le operazioni in questione.

Per questo motivo, l’indennità di formazione è un meccanismo prezioso ma altamente improbabile, mentre il contributo di solidarietà rappresenta una risorsa più affidabile e concreta, soprattutto per i club dilettantistici. Ogni trasferimento internazionale di un calciatore cresciuto nel proprio vivaio può tradursi in un ritorno economico significativo, anche a distanza di molti anni. Investire nella formazione significa quindi investire nel futuro del club stesso: più giocatori diventano professionisti, più la società ha possibilità di beneficiare di premi che possono sostenere e rilanciare la propria attività.

 

 

 

Esempi di operazioni che hanno generato contributi di solidarietà

Risulta molto difficile anche trovare esempi riguardo ad operazioni di indennità di formazione, al contrario invece, sono frequenti quelli che generano contributi di solidarietà. Molti club formativi hanno beneficiato negli anni dei meccanismi FIFA grazie ai trasferimenti di giocatori cresciuti nelle proprie giovanili. Uno dei casi più recenti e significativi è quello di Gianluigi Donnarumma, appena trasferitosi al Manchester City per 35 milioni di euro.
Come da regolamento, il 5% della cifra (ovvero 1,75 milioni) sarà distribuito come contributo di solidarietà tra le società in cui ha militato dai 12 ai 22 anni. In questo caso:

–       ASD Club Napoli (12–14 anni) 

–       AC Milan (14–22 anni)

Entrambe riceveranno una quota proporzionale al periodo di formazione del giocatore.
Inoltre, nei futuri trasferimenti di Donnarumma, potrà monetizzare anche il Paris Saint-Germain, club in cui ha militato fra i 22 e i 23 anni.

Non mancano altri esempi celebri:

–       Quello di Erling Haaland ha garantito introiti al Bryne e al Molde, società norvegesi.

–       Il passaggio di Jadon Sancho al Manchester United ha generato premi per il Watford e il Manchester City, dove il giocatore si era formato da giovanissimo.

Perché tutto questo è così importante

Oggi più che mai le società che puntano sui giovani devono ragionare a 360 gradi. Formare un calciatore non significa soltanto costruirne le qualità tecniche, ma anche saper sfruttare il momento giusto per valorizzarlo.
Il Regolamento FIFA offre strumenti concreti per garantire un ritorno economico proporzionato all’impegno nella crescita dei ragazzi. Ma senza una strategia chiara rischiano di andare sprecati.

Un settore giovanile funziona davvero quando genera calciatori pronti per la prima squadra (permettendo così di risparmiare sul mercato) che possono portare poi anche a plusvalenze, o quando riesce a trasformare talento in risorse economiche attraverso regole che tutelano chi investe.

In un calcio che cambia e richiede sostenibilità, conoscere e sfruttare indennità di formazone e contributo di solidarietà non è più un’opzione: è una necessità.
Ed è così che le società che costruiscono davvero il talento ottengono il giusto riconoscimento a seguito di un lungimirante lavoro di scouting, formazione tecnica e gestione umana sui loro investimenti. 

Articolo di: Maida Matteo

Fonti

Le informazioni presenti nell’articolo, incluse le cifre dei trasferimenti e i percorsi dei calciatori citati, sono state ricavate da Transfermarkt, piattaforma internazionale di riferimento per dati su carriera, trasferimenti e statistiche dei giocatori.

aida Matteo