Il regolamento status trasferimento calciatori regolarizza i contratti tra società e giocatori e tutela questi ultimi nei meccanismi economici legati ai trasferimenti internazionali.
Viviamo in un periodo storico calcistico in cui coltivare i talenti del proprio settore giovanile richiede enormi investimenti economici spesso con risultati non proprio immediati.
Lecito chiedersi, dunque, che ritorno economico possono avere le società che investono nello sviluppo e formazione del proprio settore giovanile?
Uno degli obiettivi principali del regolamento status trasferimenti calciatori è quello di valorizzare l’attività di formazione di un club attraverso un compenso economico, uno dei limiti di questo meccanismo penso sia una discordanza con il reale investimento di un club per la formazione del giovane talento: la categoria di compenso per un club è determinata direttamente dalla FIFA, di conseguenza, penso che le categorie non siano sempre ponderate sul reale investimento del club, soprattutto per i settori giovanili organizzati professionalmente a livello di organico e infrastrutture.
Per rendere questo meccanismo più equo e veritiero alcune delle possibili soluzioni adottabili potrebbero essere:
– aggiungere un compenso legato alle presenze e alle prestazioni del giovane nel proprio settore giovanile (anche sottintesa come motivazione personale per il giovane)
– aggiungere un compenso per esordio in prima squadra
– introdurre la possibilità di “misurare” la categoria di compenso di un club anche basandosi sul potenziale delle proprie infrastrutture
Queste possibili soluzioni potrebbero valorizzare tutti quei club che spesso passano in secondo piano per diversi motivi, dando loro una ragione in più per investire nel proprio settore giovanile anziché cercare giovani all’estero o giocatori europei a fine carriera, con la speranza non solo di arricchire il proprio club ma, perché no, anche di trovare i futuri protagonisti della nazionale italiana.
Simone Pastori
Alla base del calcio mondiale c’è il settore giovanile, che ha il compito di far crescere e migliorare i calciatori destinati ad alimentare le prime squadre professioniste del futuro. Fino al 1996, la società con cui il calciatore firmava dopo il 12° anno di età aveva la possibilità di non perderlo, salvo che una società professionistica ne richiedesse il tesseramento pagando un indennizzo. Con la sentenza Bosman, che abolì il parametro al termine del contratto, si creò un vuoto normativo riguardo alla tutela del settore giovanile. Nel 2001 furono introdotti dei riconoscimenti economici chiamati premi di preparazione, destinati alle società che avevano formato il calciatore tra il 12° e il 23° anno di età. Questa normativa ha valore per i trasferimenti internazionali, mentre per quelli interni a ogni singola nazione valgono le norme federali, come ad esempio in Italia le NOIF. La normativa FIFA prevede la divisione da parte dei club professionistici in quattro fasce, in base alla loro importanza. Inoltre, viene riconosciuto per ogni trasferimento o prestito oneroso una percentuale pari al 5% dell’importo del trasferimento da dividere alle società che hanno contribuito alla formazione. Fu anche stabilita una differenza tra chi ha formato il calciatore dai 12 ai 15 anni e chi lo ha fatto dai 16 ai 23 anni: nel primo caso è sempre corrisposto l’importo relativo alla 4ª fascia, mentre nel secondo caso si applica l’importo della fascia della società acquirente. Questi riconoscimenti, in generale, hanno garantito alle società dilettantistiche degli introiti legati alla carriera dei calciatori da loro formati, soprattutto quando si tratta di professionisti di alto livello. Infatti, nei trasferimenti o prestiti onerosi gli importi vengono versati a ogni movimento di mercato oneroso, e non solo in occasione del primo contratto professionistico come accade per il premio di preparazione. Per una società che forma giovani calciatori, questi riconoscimenti economici rappresentano un aiuto e uno stimolo a lavorare bene, investendo in staff qualificati e strutture adeguate. Se si riuscisse a rendere i settori giovanili economicamente indipendenti dalle quote d’iscrizione, si potrebbe davvero mettere al centro la crescita e la formazione del calciatore, e non il risultato finale.
Ivan Guagliardi
Nel calcio moderno, il valore dei calciatori cresce in modo esponenziale, e molto spesso chi investe nella crescita del talento, non riceve un ritorno economico giusto.
Il Regolamento status trasferimenti calciatori nasce anche per correggere queste problematiche, introducendo strumenti che riconoscono il ruolo dei club che formano i talenti.
Il sistema si basa sue due aspetti importanti. Il primo è l’indennità di formazione creato per compensare i club, che hanno contribuito alla formazione di un calciatore tra i 12 e 21 anni, o quando diventa un professionista o quando viene trasferito da giovane.
L’indennità viene usata in due casi:
1º Quando un giocatore firma il suo primo contratto professionista, il club dove firma deve pagare tutti i club che l’hanno formato dai 12 ai 21 anni.
2ºQuando un giocatore professionista viene trasferito prima dei 23 anni, il club dove firma deve pagare l’indennità di formazione a tutti i club che lo hanno formato dai 12 ai 21 anni.
Il secondo invece è il contributo di solidarietà.Quando un professionista viene trasferito prima della scadenza del suo contratto le società che hanno contribuito alla sua istruzione e formazione riceveranno un indennità.
Viene erogato un compenso del 5% dalla società di destinazione alle società che hanno provveduto alla formazione. Questa indennità tiene conto del numero di anni in cui il calciatore è stato tesserato tra il 12esimo ed il 23 esimo.
Questi due aspetti rappresentano una tutela, ma mostrano tanti limiti.
Il regolamento status trasferimenti calciatori riconosce il valore dei club che costruiscono il talento ma non offre un ritorno economico adeguato.
Rendere più forti questi aspetti significa tutelare i vivai e garantire sostenibilità a tutto il sistema calcio.
Morina Mattia.