CALCIO. CALCIATORI: Regolamento sullo Status e sul Trasferimento dei Calciatori. Non è soltanto un insieme di norme tecniche.

Nel calcio di oggi si discute molto di ingaggi, clausole e grandi trasferimenti, ma raramente ci si ferma a riflettere su un punto fondamentale: chi forma davvero i calciatori, chi investe su di loro quando sono ancora ragazzi, cosa ottiene in cambio?
Ed è proprio da questa domanda che vale la pena partire quando si analizza il Regolamento sullo Status e sul Trasferimento dei Calciatori. Non è soltanto un insieme di norme tecniche. È, o dovrebbe essere, uno strumento capace di garantire un equilibrio tra chi compra il talento già pronto e chi lo costruisce giorno dopo giorno.


Perché parlare di “ritorno” a chi forma talento

Senza settore giovanile non esiste futuro.
Chi gestisce una scuola calcio, un vivaio o un piccolo club lo sa meglio di chiunque altro: crescere un giocatore significa investire tempo, istruttori qualificati, strutture, tornei, spostamenti, attenzione psicologica ed educativa.
Tutto questo ha un costo.
La domanda è semplice: il sistema restituisce qualcosa a chi fa questo lavoro?

Un regolamento efficace dovrebbe premiarlo, non lasciarlo all’ultimo posto nella catena del valore.


I punti chiave del regolamento: cosa conta davvero

Al di là delle definizioni su status dilettante o professionista, il regolamento cerca di tutelare le società che formano il calciatore, in risposta alla sentenza Bosman.

È qui che entrano in gioco i punti più importanti: indennità di formazione e meccanismi di solidarietà, diritti economici legati alla crescita del valore del giocatore.

Sono concetti che, sulla carta, sembrano semplici. La differenza la fa il modo in cui vengono applicati.


Gli strumenti che dovrebbero tutelare chi lavora sul vivaio

Indennità di formazione

È il riconoscimento per chi ha guidato il ragazzo nella fase decisiva della crescita. Si attiva, in genere, quando il giocatore viene tesserato per la prima volta come professionista.

Meccanismo di solidarietà

Ogni volta che un giocatore già affermato si trasferisce all’estero, una piccola percentuale della cifra torna alle società che lo hanno cresciuto. È un modo per dire: chi ha seminato deve partecipare al raccolto.


Cosa dovrebbe fare un buon regolamento

La teoria è una cosa, la pratica un’altra.
Per essere davvero utile ai club formatori, un regolamento dovrebbe:

  • essere chiaro, perché molti club minori non hanno uffici legali strutturati;
  • garantire tempi rapidi per i pagamenti, altrimenti il beneficio si perde;
  • prevedere importi proporzionati al lavoro svolto;
  • tutelare i giovani senza penalizzare chi investe su di loro.

In altre parole, dovrebbe incoraggiare a investire nel vivaio.


Opportunità e limiti dal punto di vista delle società

Per alcune società il regolamento rappresenta una vera forma di ossigeno:
può finanziare nuove strutture, mantenere un settore giovanile competitivo, permettere di trattenere un talento qualche anno in più.

Per altre, invece, resta uno strumento complicato: procedure lunghe, interpretazioni non sempre uniformi e una certa difficoltà nell’ottenere ciò che spetta.
Il rischio è che i club più grandi, meglio organizzati, beneficino del sistema più di quelli che avrebbero davvero bisogno di sostegno.


Verso un modello che premia chi costruisce il futuro

Il calcio ha bisogno di un equilibrio nuovo.
Se il regolamento vuole funzionare, deve riuscire a proteggere tre attori contemporaneamente:

  1. il calciatore,
  2. la società che lo cede,
  3. quella che lo ha formato.

Solo così diventa un sistema equo.
Solo così si incentiva un club a investire su un ragazzo di dodici anni senza la paura di perderlo a zero due anni dopo.

E alla fine, se vuoi davvero capire se un regolamento funziona, non guardare i contratti: guarda i campi di periferia.
Se lì si continua a lavorare, significa che il sistema sta restituendo qualcosa.
Ed è da lì che nascono le storie più belle e i talenti che un giorno, magari, tutti vorranno acquistare.

                                                                                                                                                                                  Francesco Fraboni

Francesco Fraboni