CALCIO. CALCIATORI: “COME VALUTARE L REGOLAMENTO STATUS TRASFERIMENTO CALCIATORI IN UN OTTICA DI RITORNO ALLE SOCIETÀ CHE COSTRUISCONO IL TALENTO”

“COME VALUTARE L REGOLAMENTO STATUS TRASFERIMENTO CALCIATORI IN UN OTTICA DI RITORNO ALLE SOCIETÀ CHE COSTRUISCONO IL TALENTO

Quando si parla di società che costruiscono il talento in primis occorre considerarne la rarità, se non forse l’eccezionalità, all’interno di un macrosistema europeo, che forza le società ad avere come mantra il profitto immediato. Questo, dunque, sembra essere il male dei mali, l’immediatezza del conseguimento del risultato, la rapidità, e quindi la scorciatoia che riduce i tempi di un buon ciclo virtuoso, sia esso relativo a grandi o piccole società. Senza le giuste tempistiche non si può pretendere che un presunto talento possa effettuare quel percorso, fatto di formazione, esperienza, crescita graduale, consapevolezza e premialità. E i risultati sono evidenti, anche se troppo spesso emergono a fine percorso, quando ormai lo spettatore assiste alla graduale degradazione degli aggettivi. Da “fenomeno” il ragazzo diventa un “talento”, poi di colpo arriva la normalizzazione del “buon giocatore” ed infine la parabola si conclude con le tragiche espressioni al passato quali “di lui se ne parlava un gran bene” o peggio, sentenze lapidarie del tipo “talento inespresso” ed infine addirittura interrogativi come “what if?”. Questa è la parabola, purtroppo assai ricorrente del talento, almeno in Italia, quindi sì, l’immediatezza del risultato produce mostri. 

Ma come si arriva a questo risultato così negativo per le società e per le selezioni nazionali di ogni livello? Al di là della normativa internazionale, della quale si parlerà nel prossimo paragrafo, occorre analizzare quali sono i comportamenti tipici delle società che credono, o sperano, di costruire il talento. 

  1. Società che tentano di formare in casa i giocatori attraverso l’ausilio delle cosiddette seconde squadre (Juventus Next Gen, Milan Futuro, Inter U23, Atalanta U23). Con alterne fortune, dovute all’investimento e alla preparazione di chi opera all’interno di tali contenitori, i risultati sono da una parte molto poveri in termini di produttività di talento, dall’altra positivi, ma sfruttati male. Come ad esempio nella Juventus Next Gen, che avrebbe la possibilità, strutture ed allenatori, per garantire alla prima squadra un ricambio di assoluto livello, ma che preferisce comportarsi, per ragioni di bilancio, come una piccola società, ovvero svendendo il talento e generando plusvalenze. Gli esempi sono molteplici, da Dean Huijsen a Enzo Barrenechea, passando per Samuel Mbangula per approdare infine a Matias Soulé;
  2. Società che, pur avendo un’ottima rete scouting, acquistano diversi giocatori, specie dall’estero, decidono di inserirli nelle rispettive giovanili, e poi nel giro di 1-2 anni li cedono per cifre irrisorie. Altrove questi giocatori magari, trovando più serenità e tranquillità per crescere, diventano così buoni giocatori da inserire in prima squadra;
  3. Società che hanno a disposizione un budget importante e decidono di impiegarlo in quantità e qualità, acquistando tanti giocatori di talento, salvo poi non riuscire a trovare per loro il giusto spazio di crescita, e facendo partire così, di conseguenza, la danza infinita dei prestiti internazionali per una pluralità di anni. Spesso il risultato di questa pratica si dimostra deleterio perché il talento viene fatto girare, come un pacco, da nazione a nazione, senza una continuità identitaria.

Questi esempi di “corruzione” del ciclo del talento non portano benefici, o almeno non quelli sportivi, visto che di calcio ci troviamo a discutere, e un sistema che poggia su queste basi non potrà che fallire.

Avendo inquadrato il fenomeno, attraverso esempi, ora è necessario analizzare la cornice normativa internazionale entro la quale le società operano. Il punto di partenza deve essere il Regolamento status trasferimenti calciatori, adottato a livello internazionale nel 2001, in seguito alle macerie sportive lasciate nei campi dalla sentenza Bosman della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 1995. Questo regolamento funge da correttivo alla liberalizzazione del mercato e alla cancellazione del parametro, imposti dalla suddetta sentenza europea, cercando di offrire e garantire soluzioni alternative, improntate sul riconoscimento del merito e della formazione. I due istituti così creati sono l’indennità di formazione e il contributo di solidarietà. In breve, l’indennità garantisce alle società che hanno formato il ragazzo tra il dodicesimo e ventitreesimo anno una somma, inquadrata in quattro categorie relative agli investimenti sostenuti nel settore, per i cosiddetti costi di formazione. Questo è dovuto nella misura in cui il giocatore, entro l’età di ventitré anni, viene tesserato per la prima volta come professionista. Il secondo istituto, il contributo di solidarietà, ha il pregio di distribuire il 5% del totale del compenso dovuto alla società cedente ai club che hanno contribuito alla formazione del giocatore, anche in questo caso nella fascia di età compresa tra il dodicesimo e ventitreesimo anno. Questi correttivi sono elementi cruciali, quantomeno per controbilanciare la liberalizzazione del mercato e la sostanziale distruzione del rapporto giocatore-club, rapporto che ora sembra più appropriato definire giocatore-agente e, eventualmente, club. Altri sono i punti di forza di questo regolamento, quali ad esempio la certezza e la standardizzazione di regole nei trasferimenti internazionali, ovvero l’oggetto di questi istituti, grazie all’utilizzo del Certificato di trasferimento internazionale (CTI), uno strumento di limpida chiarezza relativo al percorso sportivo del tesserato fin dall’età di dodici anni. Uno storico, dunque, che permette la tracciabilità e il calcolo dei meccanismi precedentemente esposti.

Questa è parte della cornice normativa entro la quale un club che vorrebbe costruire un circolo virtuoso del talento deve operare, un sistema sicuramente non perfetto che cerca di bilanciare i molti interessi in gioco, spesso risultando complesso e tortuoso nelle specificità delle regole imposte ai club. 

In conclusione, una società che intende costruire un sistema incentrato sulla ricerca e valorizzazione del talento deve seguire un percorso coraggioso e graduale, necessariamente basato su una progettualità su più fasi:

  1. Studio di fattibilità, dotandosi di un budget e seguendo una road map;
  2. Individuare le competenze tecniche e umane centrali nel progetto;
  3. Investimento del budget in una rete territoriale capillare di scouting, attraverso una porzionatura del territorio in triangoli di interesse corrispondenti alle zone del territorio, con un’ampiezza ridotta, favorendo la pluralità di osservatori su quella porzione stessa (es. rete composta da 2 osservatori nel triangolo territoriale Brindisi-Taranto-Lecce, con il numero osservatori che varia a seconda dell’ampiezza di quella zona);
  4. Se si tratta di una società avente rilevanza provinciale/regionale, potendo godere di un budget limitato, la capillarità si limiterà alle zone limitrofe, ovvero circoscritte ad un numero di chilometri limitato, ma allo stesso tempo sufficientemente ampio per garantire ossigeno al progetto;
  5. Se si tratta di una società avente rilevanza nazionale, all’incremento di budget corrisponderà uno sviluppo consistente della rete, con più osservatori e la totalità delle aree coperte sul territorio nazionale;
  6. Se, infine, si tratta di una società con rilevanza europea/internazionale, il budget dovrà coprire sia la totalità dell’area nazionale, sia la porzione europea o extra europea sulla quale ci sarà maggiore interesse secondo le valutazioni del responsabile del progetto tecnico (es. se in Argentina, la rete composta da scout esperti del territorio, previa formazione in sede, dovrà coprire macro aree della suddetta nazione, come Misiones, Mendoza, Córdoba, Santa Fé e Buenos Aires)
  7. Raccolta dati in sede, valutazione lavoro svolto e formazione di un database integrato;
  8. Interventi di mercato mirati sui profili analizzati;
  9. Aggiornamento costante del database con analisi sul territorio;
  10. Percorso graduale di inserimento dei giocatori individuati, senza bruciare le tappe con salti di categoria forzati e, secondo la vocazione del club, generare plusvalenze al termine del ciclo o costruire una rosa competitiva per raggiungere obiettivi nazionali e internazionali.

MARCO MARIA GENTILE

MARCO MARIA GENTILE