CORRADO VICIANI, IL PROFETA DEL GIOCO CORTO

Negli anni in cui l’Italia venerava il catenaccio, a Terni un allenatore rivoluzionario. Non avendo fuoriclasse, ebbe un’idea. E quell’idea, per un momento, cambiò il calcio in Italia.

Nasce a Bengasi, in Libia, il 12 luglio del 1927. Viciani fu un centrocampista metodico, abituato all’ordine e alla disciplina, con una carriera modesta senza le luci della ribalta. La sua rivoluzione iniziò a partire dagli anni Sessanta quando diventò allenatore. Nel 1971 guida la Ternana, dalla serie B, fino alla prima storica promozione in Serie A. Non era un club ricco né aveva talenti. Era una squadra che correva, pensava e giocava d’insieme. Da quella necessità nacque una delle idee più moderne e affascinanti del calcio italiano di allora: il Gioco Corto. In un’epoca dominata dal catenaccio e lunghe verticalizzazioni. Viciani predicava un calcio fatto di possesso del pallone, precisione e collaborazione tra reparti. “La palla corre più dell’uomo”, diceva e continuava “Ma solo se tutti si muovono insieme, la palla diventa pensiero.” La sua Ternana si disponeva in un classico 4-4-2 molto flessibile. Il pallone doveva muoversi sempre a terra, con tocchi brevi, triangolazioni e rotazioni continue. Viciani chiedeva ai suoi calciatori di pensare in collettivo. Ogni passaggio doveva avere un senso, ogni movimento doveva anticipare quello del compagno. In fase difensiva, la Ternana aggrediva alta, recuperando il pallone in maniera rapida e perentoria. “La tattica serve solo se diventa abitudine”, ripeteva. Gli allenamenti erano maniacali: spazi ridotti, passaggi rapidi, movimenti sincronizzati. Il calcio, per lui, era linguaggio e pensiero. Non contava il singolo, ma l’armonia del gruppo. Quel modo di teorizzare e mettere in pratica il suo gioco, anticipò di decenni il calcio che vediamo noi oggi. Inoltre non va dimenticato che nello stesso periodo calcistico in Olanda, l’Ajax di Rinus Michels grazie al suo Totalvoeltball, metteva in pratica gli stessi concetti di gioco. Solo che a sua disposizione “De Generaal” poteva contare su campioni come Cruijff,Suurbier,Neeskens e molti altri. E guardando più ai giorni nostri basti pensare a Pep Guardiola che con il Barcellona ed il suo tiki taka ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Spagna e in Europa, avvalendosi di campioni come Messi,Xavi,Iniesta e Busquets. Viciani non vinse ne scudetti ne trofei europei, e la sua esperienza con la Ternana in serie A durò solo un anno. Ma aprì le menti del calcio italiano.“Non voglio undici uomini che corrono dietro alla palla, voglio undici idee che la accompagnano”,diceva. Nelle sue parole c’è tutta la visione di un uomo che fece del pallone un pensiero collettivo. Fu il Profeta silenzioso del gioco corto, un precursore capace di insegnare che il calcio non è solo tecnica e tattica, ma anche intelligenza condivisa. 

Considerazioni personali

Fare un articolo su Corrado Viciani nasce dall’opportunità che l’Università del Calcio e il suo direttore, Maurizio Catalani, mi hanno concesso. Avendo così la possibilità di ampliare le mie vedute sul gioco del calcio e ad guardarlo da una prospettiva diversa. Due anni fà se mi avessero chiesto chi fosse Viciani, non avrei saputo rispondere. Oggi posso dire che è stato un allenatore, che ha avuto il coraggio di rivoluzionare i preconcetti ormai stantii del gioco del calcio di allora. Il suo piccolo miracolo calcistico fu visto con molto scetticismo dalla stampa sportiva di allora e dagli addetti ai lavori che lo ostracizzarono. Con la Ternana, Viciani dimostrò che si poteva giocare a calcio anche attraverso l’intelligenza e la cooperazione. Nel calcio moderno di oggi dove, si vedono solo copie mal riuscite di ciò che più di 30 anni fa lui metteva in pratica. E’ giusto ricordare a tutti le sue idee. Senza paura di ammettere che anche una leggenda come Guardiola potrebbe essere stato, un allievo del Profeta del gioco corto….. In fin dei conti sono tutti allievi di Viciani.

Marco Bitti