CR7: la storia di un popolo

Hai presente le classiche favole? Quelle in cui lei ha un passato sofferto, finché non arriva lui, il
principe azzurro che la salva. Quella tra CR7 e la nazionale portoghese sembra proprio una di
quelle storie. Sì, perché il Portogallo non ha mai brillato nel palcoscenico calcistico, almeno fino
alla scalata del marziano di Madeira. I grandi giocatori non mancavano tra le fila portoghesi, vedi
Eusébio, Luis Figo, Rui Costa, Deco. Eppure mancava un leader che potesse trascinare un intero
popolo. Il Portogallo, infatti, non aveva mai vinto un importante trofeo internazionale, fin dal
1930, anno in cui ha iniziato a giocare. Inoltre, fino al 2002, la nazionale portoghese era riuscita a
qualificarsi e a disputare solamente 3 Europei e 3 Mondiali. CR7 esordì con il Portogallo a soli 18
anni, il 20 agosto 2003, in un’amichevole contro il Kazakistan. Da lì in poi conquistò tutte le
qualificazioni possibili, 6 agli Europei e 5 (presto 6) ai Mondiali. Il primo torneo importante della
favola di Cristiano fu l’Europeo del 2004, dove Ronaldo trascinò la squadra segnando in semifinale
contro l’Olanda. Il sogno, però, si spense nella partita finale contro la Grecia. Ma il nuovo idolo dei
portoghesi avrà tempo per rifarsi. Nel mondiale 2006, guidato da Figo e Ronaldo, il Portogallo si
confermò tra le potenze del calcio mondiale, venendo eliminato solo in semifinale dalla Francia di
Zidane. Dal 2003 in poi, con la maglia del Portogallo, Cristiano ha conquistato il record di presenze
nelle nazionali maschili (ad oggi 225), di reti segnate (ad oggi 143), di triplette, condividendo il
record con l’eterno rivale Messi (10), di vittorie, di anni consecutivi in nazionale (23). È stato
inoltre l’unico giocatore a disputare 6 Europei (con record di gol, 14), l’unico giocatore ad aver
segnato in 5 Mondiali diversi e il giocatore con più presenze (52) e gol (22) tra Europei e Mondiali.
Ma non solo, l’uomo dei record ha portato alla sua gente ciò che avevano sempre sognato: la
gloria e i trofei. Nel 2016 ci fu l’iconico Europeo vinto in finale contro la Francia, in cui Cristiano fu
costretto da un infortunio ad uscire dal campo al 25’. Indimenticabili le disperate indicazioni
urlate ai propri compagni al fianco dello storico CT Fernando Santos. Oltre alle lacrime all’uscita
dal campo e dopo il gol di Éder ai supplementari, per aver realizzato il sogno che non si era ancora
avverato, trionfare con la maglia del Portogallo. Dopo l’Europeo sono arrivati altri due titoli
importanti, le Nations League. Vinte nel 2019 e nel 2025. L’ultima all’età di 40 anni con 8 gol in 9
partite, segnando in semifinale contro la Germania e in finale contro la Spagna del fenomeno
17enne Lamine Yamal, il futuro del calcio mondiale.
Pensate che Ronaldo avrebbe potuto non giocare per il Portogallo. La mamma Dolores voleva
seguire il padre in Australia prima di partorire, ma il nonno materno di Cristiano non acconsentì.
Inoltre CR7 ha origini africane: la bisnonna paterna, originaria di Capo Verde, è emigrata a Funchal
all’età di 16 anni. Questo spiega anche le innate doti atletiche del campione portoghese, dotato
degli stessi tessuti muscolari dei corridori africani, caratterizzati da una produzione di energia
immediata ed esplosiva, insieme a un minore dispendio di ossigeno.
Il contributo del 7 di Madeira non è solo numerico. Ha trasformato la mentalità di una nazionale
grazie alla sua leadership e al suo carisma. Ha esaltato le ambizioni del popolo portoghese. È
diventato un punto di riferimento per tutti i bambini e i giovani calciatori portoghesi, che vogliono
imitare le sue gesta. Ha contribuito alla creazione e allo sviluppo delle scuole calcio e delle
accademie nel territorio nazionale. Non a caso ora il Portogallo gode della sua golden generation,
con i vari Vitinha, Nuno Mendes, Joao Neves, Pedro Neto, Francisco Conceicao, Rafael Leao, solo
per citare alcuni fenomeni della nazionale, fino ad arrivare alle stelle del futuro con i 2007 Rodrigo
Mora e Geovany Quenda. Talenti che il Portogallo non aveva mai potuto ammirare con tale
costanza ed abbondanza. Esiste una nazione prima e dopo Ronaldo. Cristiano è partito con una
nazionale povera di talento e ambizione. Ora punta a vincere il Mondiale 2026 con il giusto mix di

giovani talenti e campioni esperti, di cui a 41 anni sarà capitano, bandiera e trascinatore. Ma
soprattutto, capopopolo.

Lorenzo Pivotto