DIDIER DROGBA: IL LEONE D’AFRICA IN GINOCCHIO TRA PACE E GOL

Didier Yves Drogba Tèbily nasce ad Abidjan, in Costa d’Avorio, nel giorno 11 marzo 1978. La sua non fu un’infanzia semplice date le controverse condizioni politiche ed economiche del suo paese d’origine, per questo i genitori lo mandarono, alla tenera età di 5 anni, a vivere in Francia a casa di suo zio Michel Goba, ex calciatore professionista che lo aiutò ad appassionarsi al gioco del Calcio.

Differentemente da altri campioni, Didier, fu notato relativamente tardi. All’età di 21 anni fu acquistato dal Le Mans in Ligue 2 dove rimase qualche anno alternando lo studio agli allenamenti.

 Nel gennaio del 2002 venne poi acquistato dal Guingamp (Ligue 1) dove si mise in mostra, attirando su di sé le attenzioni del prestigioso Olympique Marsiglia che lo acquistò dopo un solo anno. Il grande salto passa proprio da Marsiglia, dopo una stagione da 32 gol complessivi venne acquistato dal Chelsea di Roman Abramovich sotto l’espressa (e geniale) richiesta di Josè Mourinho. Nella parte ovest di Londra, Didier, esprimerà tutto il suo potenziale segnando molti gol, battendo diversi record e soprattutto vincendo molti trofei tra cui l’ambitissima Champions League (nel 2012) di cui fu protagonista assoluto segnando in finale sia nell’arco dei 90 minuti regolamentari, sia segnando il gol decisivo durante la “crudele” lotteria dei calci di rigore. Dopo la citata finale di Champions e soprattutto ben 8 anni, lascia il Chelsea per andare a giocare in Cina nello Shanghai Shenhua (rimarrà una sola stagione) poi proseguirà il suo “viaggio” andando in Turchia a giocare con il Galatasaray (anche qui un solo anno) prima di ritornare nuovamente al Chelsea, per una stagione simbolica, anche questa volta su richiesta di Mourinho. Didier, finita la sua seconda esperienza londinese, decide di continuare a giocare trasferendosi al Montreal Impact dove nonostante la veneranda età di 37 anni, stupisce tutti riuscendo a segnare 21 gol in 41 partite in MLS diventando subito un idolo anche in terra americana. Quando lasciò il Canada si iniziò a parlare di ritiro, ma come suo solito, soprese di nuovo il mondo del calcio trasferendosi ai Phoenix Rising (squadra statunitense di seconda divisione) dove ricoprì il ruolo di giocatore e co-proprietario, per poi effettivamente ritirarsi all’età di 40 anni.

Oltre alla gloriosa carriera a livello di club, Drogba ebbe un altrettanto importante impatto anche con la nazionale della Costa d’Avorio dove i suoi gol e la sua leadership lo resero una vera e propria icona del calcio africano, tanto che gli fu attribuito il soprannome di “Leone d’Africa”. Fu “il grande condottiero della generazione d’oro” ivoriana, capitano di una squadra stellare con compagni del calibro dei fratelli Tourè (Yaya e Kolo), Kalou, Gervinho, Zokora e tanti altri. Drogba riuscì ad ottenere la prima storica qualificazione ai Mondiali per la Costa d’Avorio nel 2006, riuscendo poi a ripetere l’impresa anche per le due successive edizioni (2010 e 2014). Non riuscì mai ad alzare trofei con la Costa d’Avorio (due medaglie d’argento in Coppa d’Africa), ma grazie ai suoi 65 gol in 105 partite divenne il miglior marcatore di sempre per la sua nazionale.

Oltre alle imprese sportive, Drogba è ammirato in tutto il mondo per il suo impegno umanitario. Nel 2005 dopo la storica qualificazione ai Mondiali, fece un appello pubblico alla pace, mettendosi in ginocchio davanti al suo paese, chiedendo la fine della guerra civile che stava devastando la Costa d’Avorio. Il suo messaggio ebbe un effetto sorprendente tanto che pochi mesi dopo venne firmato un “cessate il fuoco” ed il suo paese si riunì per tifare la nazionale e per godersi questo storico quanto importante evento. 

Nel 2007 fondò la “Didier Drogba Foundation” con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita in Africa, promuovendo progetti legati alla salute, all’istruzione ed alla lotta contro la povertà. Grazie ai fondi raccolti anche tramite diverse pubblicità famose (Nike, Pepsi…) contribuì alla costruzione di un ospedale ad Abidjan ed al sostegno di scuole e famiglie in difficoltà. Per il suo impegno, Drogba è stato nominato ambasciatore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ( UNDP ), partecipando a molte campagne internazionali a favore dei diritti umani.

Didier Drogba non è quindi stato solo un grande calciatore con un ricco palmares, ma anche un simbolo di unità, determinazione e solidarietà ed è considerato un esempio di come un atleta possa usare la propria fama per cambiare in meglio la società. 

La sua storia dimostra che il successo non si misura solo con i trofei, ma anche con l’impatto positivo che si riesce ad avere sulla vita degli altri.

Lorenzo Belisario