CALCIO. DIRETTORE SPORTIVO, OVVERO IL CORAGGIO DELLE SCELTE

La figura del direttore sportivo nasce dall’esperienza e dall’evoluzione storico-culturale del calcio. L’evidenza di questa affermazione conduce necessariamente il tifoso, o il semplice opinionista freddo e distaccato, a considerare che il calcio, specie negli ultimi venti anni, si sia trasformato in business, catalizzatore di denaro o di interessi molteplici. Questo lento movimento ha comportato, in primis, la scoperta di nuove figure tecniche capaci di sopportare il peso e la gestione di situazioni economiche (bilancio), umane (spogliatoio) ed infine sportive (mercato). Questa pluralità di elementi, dunque, rende davvero necessaria la presenza organica e competente di tale figura in un organigramma societario. Ed occorre sottolineare proprio l’elemento della competenza, in quanto il DS non può essere, in nessun caso, un semplice passante con una lista della spesa composta da giocatori più o meno interessanti. Il DS deve possedere una struttura, un background esperienziale rilevante e variegato in quanto comprendente una serie di nozioni necessarie alla gestione del club.

Dunque, volendo tratteggiare questa figura peculiare del nuovo corso del calcio, occorre partire dalla definizione di tale ruolo. Una definizione senza dubbio tecnica, ma che sintetizza ed inquadra perfettamente il tema della nostra discussione. E allora il DS è quella persona fisica che, in conformità con il manuale licenze UEFA, svolge per le società professionistiche attività concernenti l’assetto organizzativo ed amministrativo della società. E, in aggiunta, gestisce i rapporti contrattuali, nonché le trattative di trasferimento con altre società.

Da questa composita ed articolata definizione si possono dedurre le competenze che il DS deve possedere per contribuire alla gestione del club, ovvero:

  • Tecniche, cioè relative alla gestione sportiva e “di campo”, importanti per le relazioni sportive ed un proficuo dialogo con l’intera area tecnica;
  • Economico-finanziarie, cioè relative alla gestione sana ed in linea con le normative nazionali ed europee del bilancio e delle singole voci economiche:
  • Organizzative, cioè le cosiddette competenze manageriali, volte alla gestione e all’armonioso funzionamento della macchina del club, coordinando le diverse aree e facendo da tramite tra i diversi organismi apicali (presidente, amministratore delegato) e lo spogliatoio;
  • Normative, cioè incentrate sull’esatta conoscenza dei regolamenti nazionali ed internazionali, sulla stesura ed il perfezionamento dei contratti, sulle norme relative al tesseramento dei giocatori;
  • Public relations, cioè la cura dei rapporti, il saper tenere in vita relazioni necessarie allo sviluppo commerciale del club attraverso una rete ben strutturata di collegamenti esterni.

Questi, dunque, sono le competenze tipiche di un direttore sportivo. Competenze ed aree di interesse davvero inderogabili e da non trascurare, poiché l’eventuale errore, sia esso di gestione o di ignoranza normativa, può determinare possibili sanzioni per il club, causando, di conseguenza, un nocumento economico e, soprattutto, l’incrinamento di quel rapporto fiduciario in essere tra proprietà e DS stesso.

Avendo delineato le competenze manageriali della figura del direttore sportivo, è necessario, a conclusione di queste valutazioni, soffermarci sulla visione sportiva. Il DS deve conoscere le dinamiche di mercato, deve intrattenere quei rapporti funzionali con le altre società e conservare quei valori per trattative future. Il DS, dunque, non può essere un’isola in mezzo all’oceano, bensì un ponte che fa da raccordo con altre individualità, costruendo in questo modo una rete di contatti.  L’altro elemento indispensabile è la conoscenza dei mercati, dei campionati e dei giocatori. Il DS non deve essere un mero passacarte delle relazioni dell’area scouting, anzi, deve dare impulso a quest’ultima attraverso indicazioni specifiche e di area. È necessaria, per questo motivo, una competenza organica e una conoscenza capillare dei giocatori, che vada, quest’ultima, di pari passo, con il team di osservatori. Questo fattore si collega perfettamente all’ultima caratteristica del DS, ovvero la visione. Qualità necessaria, imprescindibile in certe situazioni, perché permette al club di avere un vantaggio competitivo, andando a prelevare un giocatore praticamente sconosciuto prima delle altre squadre. Una ricerca della luce laddove tutti gli altri vedono il buio. Questa deve essere la missione fondamentale del DS, giocare d’anticipo, anche azzardando una valutazione positiva, prendendo il rischio della scelta. Troppo facile tesserare la certezza, conosciuta da tutti e con relazioni note in tutto l’ambiente. 

Dunque, al di là delle competenze sopraelencate, ciò che davvero distingue e fa la differenza nella categoria dei DS sta proprio in quest’ultimo punto, ovvero il coraggio di scegliere, il coraggio di decidere, il coraggio di vedere oltre.

Marco Maria Gentile

Marco Maria Gentile