DRIES MERTENS: QUANDO NAPOLI TI ADOTTA  

È il 24 Giugno del 2013 quando un attaccante belga di 27 anni  atterra all’aeroporto di Capodichino di Napoli. È un arrivo che  non fa tanto scalpore: pagato poco meno di 10 milioni di euro,  proveniente dalla società PSV, Dries Mertens è allora un  giocatore di poca fama, che arriva alla corte di Rafa Benitez  non sicuramente per entrare a far parte dell’11 titolare. La  concorrenza è tanta, ricordiamo infatti che quello stesso anno  il presidente Aurelio De Laurentiis mette a segno due colpi  internazionali, riuscendo a strappare al Real Madrid Josè  Callejon e Gonzalo Higuain. Mertens arriva a Napoli come  esterno d’attacco che fronteggia il lato sinistro del campo, alto  solo 169 cm, ma su quella fascia c’è un certo Lorenzo Insigne,  futuro capitano della squadra. Nonostante ciò riesce a  collezionare 33 presenze in campionato, 21 da titolare e 11 gol.  Più in ombra è sicuramente l’annata successiva, dove le  presenze diminuiscono e di conseguenza anche i gol:  solamente 6 in campionato per il belga. La stagione 2014-2015  è anche l’ultima stagione nella panchina partenopea per il  mister Rafa Benitez, diretto a Madrid. Per questo motivo, il  presidente De Laurentiis è costretto a scegliere il prossimo  nome a cui affidare il commando Napoli e, tra una lunga lista di  profili, esce dal cilindro un nome di un “mister provinciale”, che  non aveva mai avuto un incarico nella lega maggiore,  apparentemente non idoneo a condurre un club come quello  napoletano. Il gioco di Maurizio Sarri è caratterizzato da un 433  lineare ed un insieme di giocate codificate, con le quali entrerà  nel cuore della città, riuscendo ad esprimere un calcio che  poche volte si è visto nella nostra serie A.  

Mister Sarri è un genio nascosto, la mente di tante braccia che  incantano i tifosi, una tra tutte Dries Mertens. Il belga però non  è da subito protagonista della scena, che verrà invece  dominata nella prima stagione “sarriana” dal pipita Higuain con  i suoi 36 gol in 35 partite, nonché ultima annata in maglia  Napoli. Al suo posto, arriva in estate l’attaccante polacco,  classe ’94, Arkadiusz Milik, che dopo un inizio di stagione  promettente, rimedia un terribile infortunio al ginocchio che lo  terrà fuori per svariati mesi. È questo il momento nel quale  talento ed opportunità si giungono e danno vita all’attaccante  più prolifico della storia del Napoli. Un colpo di genio di Mister  Sarri che vede Mertens non più come esterno largo, ma come  punta centrale atipica; atipica perché non è giocatore  particolarmente prestante fisicamente, è bassino e brevilineo,  che gioca spesso fuori dall’area di rigore per rifinire e legare il  gioco, quasi da Falso nove. Nasce cosi un trio d’attacco che  rimarrà impresso nelle mura della città: 163, 178 e 169 cm  sono le tre stature della linea offensiva di Maurizio Sarri, dalla  quale si vedrà spesso la classica giocata a tagliare sul  secondo palo di Insigne-Callejon-Mertens. Da questo  adattamento a punta centrale, nascono 28 gol in campionato  nella stagione 2016-2017 per Mertens ed una storia d’amore  che legherà il belga alla città di Napoli, che lo ribattezza Ciro.  Dries Ciro Mertens è la trasfigurazione in campo di un  napoletano adottato, dotato di una classe e di una qualità nelle  giocate superiore rispetto al resto delle semplici punte. Incarna  perfettamente lo spirito di una città che ha sempre sofferto ma  non si è mai arresa; Ciro è di quanto umanamente più vicino al  grande Diego ci sia mai stato a Napoli: beve il caffè della  moka, parla napoletano, mangia la pizza a Mergellina in barca  e chiama suo figlio Ciro Romeo, proprio come la città lo ha  riconosciuto. E se fuori dal campo Mertens incanta, dentro al  

rettangolo da gioco non è da meno, anzi. Con i suoi 148 gol,  diventa il miglior marcatore della storia del club, superando  Hamsik e Diego Armando Maradona. Alcune delle sue giocate  hanno qualcosa di chiaramente metafisico, un qualcosa che è  difficile raccontare a parole senza perdere quella magia che  quel ragazzo con il 14 sulla schiena ha lasciato al popolo di  Napoli. Il 18 dicembre 2016, durante un Napoli-Torino, Dries  Mertens decide sul 4-2 di inventarsi un pallonetto di  maradoniana memoria, che parte da una posizione molto  defilata, quasi al limite dell’aria, battendo il portiere granata  che non può niente se non guardare la sfera appoggiarsi in  porta; partita finita per 5-2 con un poker del belga. Un  pallonetto che alcuni rivedranno nell’annata successiva  all’Olimpico contro la Lazio, dove verrà definito dal telecronista  Trevisani “un alieno assoluto”. Ancora più alieno però è lo stop  in corsa al Ferraris di Genova, dove Ciro mette a segno uno dei  gol più difficili degli ultimi anni in Italia. Movimento a mezzaluna  per attaccare la profondità ma lo spazio è poco per gestire un  pallone che arriva in corsa da 40 m, ad un metro dall’aria  piccola, ma Mertens è un alieno e da alieno decide di  inchiodare la palla a terra con la punta del piede, come fosse  velluto, per poi calciare col mancino sotto alla traversa,  battendo Perin. 

Tutto questo per dire che Ciro Mertens è tutt’altro che un  semplice giocatore per noi napoletani, ma è una storia d’amore  tra il popolo ed un ragazzo che è diventato uomo qui, sotto le  pendici del Vesuvio, sulla riva del mare e dentro i vicoli dei  quartieri. È un napoletano acquisito che s’è n’è andato da  Napoli ormai 3 anni fa ma non l’ha mai abbandonata: non ha  mai venduto la sua casa a Palazzo Donn’Anna, per poter tornare ogni tanto a respirare quell’aria di sale marino,  respirata per 9 bellissimi anni.  

Dries Mertens, il 6 giugno 2025, è diventato cittadino onorario  della città di Napoli, attestando formalmente che napoletani lo  si è nell’anima. 

Simone Polverino