Gerd Müller: Luci e Ombre del centravanti da area di rigore più forte della storia del calcio

Scopri tutto ciò che riguarda Gerd Müller: albori, carriera, gol, titoli individuali e di squadra, la vita dopo il ritiro e le curiosità più interessanti sul percorso del centravanti tedesco che ha reso il gol la sua ragione di vita.

Gerhard: il ragazzo di Nördlingen

Gerhard Müller, passato alla storia come Gerd, nacque il 3 Novembre 1945 a Nördlingen, un piccolo paese della Baviera. Crebbe in un periodo molto complicato della storia tedesca, il paese si trovava in grande difficoltà, politica, sociale ed economica, in totale ricostruzione all’indomani della fine della seconda guerra mondiale. Cresciuto in un ambiente umile, quinto e più giovane figlio di Johann e Christina, i quali riuscivano appena ad assicurare l’indispensabile a tutta la famiglia, Gerd riuscì a conseguire solo il diploma di scuola elementare all’età di 14 anni. Iniziò a lavorare come saldatore in fabbrica, pur sentendo che questa non era la sua strada, e nel contempo giocava nelle giovanili della squadra della sua città, tuttavia senza alcun successo. La sua giovane carriera cambiò del tutto quando iniziò a lavorare con Čajkovski e Zebc, tecinici Croati che per primi, credendo nelle sue capacità, affinarono le sue qualità tecniche e conoscenze tattiche per poi lanciarlo giovanissimo in prima squadra.

Bayern Monaco: l’inizio della leggenda

Nel 1964, Der Bomber, uno dei tanti soprannomi datogli nel suo paese, fu notato dagli osservatori del Bayern di Monaco che, colpiti dalle capacità che dimostrava il ragazzo nonostante la giovanissima età, decisero di ingaggiarlo prima che si presentasse la concorrenza di qualche società di Bundesliga, dato che a quel tempo i bavaresi militavano nel campionato cadetto del paese. Nel 1965, con un’immediata promozione in Bundesliga che vide come protagonisti Sepp Maier, Franz Beckenbauer e proprio Gerd Müller, autore di ben 39 gol in sole 32 partite, ebbe iniziò il mito del grande Bayern Monaco che, vincitore di vari titoli nazionali minori e di una Coppa delle Coppe sul finire del decennio, poi avrebbe dominato il calcio europeo negli anni ’70.

Bayern Monaco: la consacrazione e il dominio in Germania e in Europa

All’inizio degli anni ’70, il Bayern Monaco sancì definitivamente il proprio dominio in Germania e in Europa, vincendo 3 campionati nazionali di seguito e 3 Coppe dei Campioni consecutive, portando il calcio tedesco a un livello mai raggiunto prima di allora. Müller fu assoluto protagonista e trascinatore in quella che viene ricordata come la squadra più forte della storia del calcio tedesco e una delle più forti di tutti i tempi in generale, laureandosi capocannoniere sia in Bundesliga nelle 3 stagioni che videro il Bayern stravincere il campionato, sia in Coppa dei Campioni nelle stagioni 1973-74 e 1974-75. Nel corso di queste stagioni il Bomber tedesco, come poi disse lui stesso nella sua autobiografia, avrebbe sviluppato un rapporto talmente indissolubile con il gol da diventarne addirittura dipendente e vivere per questo. La sua ossessione per il gol gli permise di stabilire dei record individuali ancora oggi imbattuti: miglior marcatore della storia della Bundesliga con 365 gol; miglior media gol tra tutti i giocatori con almeno 20 presenze nella storia delle competizioni europee; maggior numero di volte capocannoniere del campionato tedesco; miglior marcatore della storia del Bayern Monaco con 568 gol. Inoltre, il numero 9 del Bayern Monaco raggiunse dei primati a livello realizzativo che a quel tempo sembravano irraggiungibili e che poi sarebbero stati superati dopo ben quaranta anni, pochi anni fa, complice un calcio con molte più partite rispetto al passato: primo calciatore della storia a vincere la Coppa dei Campioni, il Campionato mondiale di calcio, il Pallone d’oro e la Scarpa d’oro; primo giocatore di tutti i tempi a segnare almeno 70 gol in una stagione e almeno 80 in un anno solare; primo calciatore della storia a raggiungere quota 60 gol nelle competizioni europee; miglior marcatore del campionato del mondo di calcio per più di 30 anni; maggior numero di gol in un singolo campionato, ovvero 40, record resistito per quasi cinquanta anni per poi essere battuto da Robert Lewandowski nel 2021. Il momento più alto, a livello individuale, della carriera del cannoniere teutonico è stato senza alcun dubbio la vittoria del premio più importante del mondo del calcio, infatti nel 1970, dopo un mondiale straordinario che lo vide capocannoniere della competizione con 10 gol in altrettante partite, sebbene la Germania Ovest fu eliminata in semifinale contro l’Italia nella celebre “Partita del secolo”, nella quale il numero 9 segnò 2 reti, al termine della stagione calcistica fu premiato con il pallone d’oro.

Der Bomber der Nation: la nazionale, il tetto d’Europa e la gloria eterna nel Campionato del mondo

Müller, nonostante la grande carriera con il Bayern Monaco, è entrato nei libri di storia del calcio come trascinatore assoluto della grande generazione della Nazionale Tedesca degli anni ’70. Tra il 1972 e il 1974, la nazionale teutonica sbaragliò tutti gli avversari, in campo europeo e extraeuropeo, laureandosi campione d’Europa e campione del Mondo e di conseguenza entrando di diritto nella storia come una delle nazionali più forti e vincenti si sempre, naturalmente con Gerd Müller leader assoluto in quanto miglior marcatore della propria nazionale in entrambe le competizioni e autore di 68 gol in sol 62 partite nella sua esperienza con la nazionale. Nel 1972 la Germania Ovest, trascinata proprio dal bomber Gerd Müller, trionfò per la prima volta nel campionato Europeo battendo l’Unione Sovietica in una finale a senso unico, vinta per 3-0, nella quale il bomber bavarese segnò una doppietta. Il momento più alto, dal punto di vista sportivo ma non solo, della vita e formidabile carriera del centravanti del Bayern Monaco, fu il 7 Luglio del 1974, quando la Germania Ovest guidata dalla grande generazione del ’70 composta da Sepp Maier, Franz Beckenbauer, Paul Breitner, Berti Vogts, Wolfgang Overath e Gerhard Müller, si impose per 2-1 nella finale del campionato del mondo del 1974 contro la strafavorita Olanda di Johan Cruijff. Dopo un mondiale dominato dall’inizio alla fine, tutto il mondo si aspettava una schiacciante vittoria dell’Olanda, rinominata “Arancia Meccanica”, che ancora oggi viene ricordata come la squadra che cambiò definitivamente il calcio e che incise a tal punto che quel mondiale viene considerato lo spartiacque tra calcio antico e calcio moderno, questo proprio perché la nazionale dei Paesi Bassi presentò e portò avanti un’ interpretazione del gioco del calcio e mai vista prima, tutto ciò nella competizione con più visibilità del mondo dello sport. La partita iniziò subito in salita per la nazionale di casa, l’Olanda passò in vantaggio con un rigore procurato da Johan Cruijff e realizzato da Johan Neeskens, ciò condusse tutti a pensare che la coppa sarebbe andata ad Amsterdam con quella che per tutti era la nazionale più forte del mondo se non la più forte mai vista. Tuttavia, per quanto tutti i tifosi della nazionale Oranje fossero già pronti a festeggiare, come insegna la storia del calcio, i giocatori tedeschi non mollarono e non accettarono la sconfitta così presto e senza lottare. La nazionale di Rinus Michels, peccando di presunzione e non capendo che uomini si trovarono di fronte e che formavano la corazzata teutonica, sottovalutò l’avversario e la partita, abbassando la guardia e facendo rientrare la Germania Ovest in gioco concedendogli un rigore, poi trasformato da Breitner. La nazionale tedesca, forte del momento positivo, dello stadio di casa che spingeva e della presunzione degli Olandesi, approfittò per mettere a segno il colpo vincente, infatti fu proprio Gerd Müller che, con uno dei suoi gol da rapace di area di rigore, mise a segnò il gol della vittoria del Mondiale per la propria nazionale, gelando il popolo Olandese e tutto il mondo del calcio.

Il tramonto della leggenda: il ritiro, la depressione e l’Alzheimer

Dopo una lunga e incredibile carriera, colma di vittorie  trofei, le ombre nella vita del bomber teutonico presero il sopravvento rendendogli il post carriera talmente difficile da non riuscire a riempire il vuoto creatosi. Lui stesso nella sua autobiografia parla delle sue difficoltà dopo il ritiro e di come, a differenza dei suoi compagni, fosse impossibile dimenticare ciò che era stato:”Non so davvero come tutti gli altri ci siano riusciti. Sapevo che sarebbe stata dura, ma non così dura. Un pò lo immaginavo però, per loro sarebbe stato più facile. In fondo quando giocavamo insieme nel Bayern Monaco e nella Nazionale tedesca loro dovevano difendere, marcare un attaccante, parare i tiri avversari o galoppare sulle fasce e fare dei cross. Tutte cose che è più facile dimenticare. Io invece facevo gol e non c’è paragone. Il gol è tutto. Il gol è ossessione prima ed è liberazione dopo. Poi ci sono quei 5 secondi dopo che la palla ha superato quella maledetta linea bianca. Ecco, quei 5 secondi sono droga. Quei 5 secondi sono stati la mia droga per più di 20 anni. Devo ammetterlo, di drogati come il sottoscritto nella storia del calcio ce ne sono stati davvero pochi.” Nel 2015, dopo una lunga esperienza nel settore giovanile del Bayern Monaco, dedito al lavoro con i giovani talenti della cantera bavarese, viene resa pubblica la notizia che Gerd Müller è affetto dal morbo di Alzhaimer e che da li a poco sarebbe andato a vivere in un centro medico specializzato.

Gerd Müller: per sempre leggenda

La leggenda di Gerd Müller rimane scritta in maniera indelebile nei ricordi di chi lo ha vissuto e nelle più importanti pagine del libro della storia del calcio. Le difficoltà che lo hanno accompagnato dopo il ritiro non possono intaccare lo status che, prima come uomo e poi come giocatore, il centravanti tedesco ha raggiunto a suon di gol, premi individuali e trofei di squadra. La determinazione è sempre stata la più grande dote di Gerd Müller, si racconta che al termine della stagione 1970-71, dopo la delusione per il mancato titolo di campione di Germania e di capocannoniere, decise di rinunciare alle vacanze estive, allenandosi tutta l’estate, per poi presentarsi al ritiro del Bayern in perfetta forma e stravincere il campionato stabilendo il record di 40 gol in 34 partite e vincendo gli Europei del ’72 con una doppietta in finale. Fu proprio quell’estate che, facendo qualcosa che fino a quel periodo storico era inusuale se non ancora mai vista, diede inizio a un ciclo di vittorie che lo portarono a trionfare nei palcoscenici più importanti del mondo, tutto ciò grazie alla sua determinazione e voglia di vincere e segnare a qualunque costo. Lapidarie le parole di Paul Breitner, compagno di tante vittorie, che manifestano l’importanza e il valore del bomber tedesco durante il ciclo vincente della nazionale tedesca all’inizio degli anni ’70:”Senza di lui non avremmo vinto nulla di quello che abbiamo vinto, al Bayern e in Nazionale, e per nulla intendo proprio nulla”. E’ stato il primo centravanti della storia del calcio a rendere il gol la sua ragione di vita elevando questo ideale alla massima espressione possibile, portando se stesso, il Bayern Monaco e la nazionale tedesca sul tetto del mondo.

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