IL MESTIERE DELL’OSSERVATORE CALCISTICO

Osservare non è guardare. Guardare è un atto passivo: gli occhi registrano ciò che accade davanti a loro e passano oltre. Osservare, invece, è una scelta significa fissare i dettagli e attribuirgli un senso. Allenare lo sguardo a vedere ciò che non viene notato e che passa per l’appunto inosservato.

Anche nel mondo del calcio, così come in altri ambiti della vita, questa differenza è decisiva e l’osservatore è il principale interprete dell’arte dell’osservazione, colui che trasforma il dettaglio in conoscenza e poi in giudizio.

Si può dire che un osservatore calcistico assista sempre a due partite diverse, che si giocano in parallelo. Una è sul campo, visibile a tutti. L’altra è sugli spalti, secondaria e  silenziosa ma comunque molto importante.

La partita sul campo è quella in cui l’osservatore concentral’attenzione sul calciatore prima di tutto nella sua totalità fisica, a partire sin dal riscaldamento. Statura, struttura, somatotipo e morfologia non sono indizi sul potenziale sviluppo, sulla tenuta nel tempo e sull’adattabilità a determinati ruoli e livelli di gioco. Il fisico è un elemento determinante per la scelta di un calciatore.

Accanto all’aspetto fisico c’è quello atletico. Le capacità coordinative raccontano quanto un giocatore sia padrone del proprio corpo, mentre quelle condizionali resistenza, forza, velocità  indicano quanto potrà reggere l’intensità del calcio moderno. Queste caratteristiche sono quelle che mettono in luce la capacità evolutiva del calciatore e la sua futuribilità.

Poi c’è la dimensione mentale, senza ombra di dubbio la più difficile da interpretare. Personalità, attitudini, reazioni all’errore, capacità di apprendere, rcome ci si relaziona con compagni di squadra e aversari sono caratteristiche che emergono soprattutto nei momenti di difficoltà. Un buon osservatore capisce molto di più da una scelta sbagliata che da una giocata riuscita, perché è lì che si manifesta il carattere.

Per finire ci sono le caratteristiche tattico-tecniche, che riassumono il modo in cui un calciatore gioca davvero. Conta come si muove in fase di possesso e di non possesso, come legge le transizioni, come occupa gli spazi e sceglie i tempi giusti. Non è importante solo cosa fa, ma soprattutto quando e perché lo fa. Allo stesso tempo, la tecnica va sempre valutata nel contesto: controllo, passaggio, conduzione e tiro hanno valore solo se utili alla squadra e se il giocatore riesce a ripeterli anche sotto pressione.

Ma il lavoro dell’osservatore non si limita nell’osservazione di ciò che accade nel campo da gioco. Sugli spalti si gioca un’altra partita, più silenziosa ma altrettanto importante. Qui l’osservatore presta attenzione ai genitori, ai loro comportamenti, alle reazioni durante la gara. Non per dare giudizi, ma per capire l’ambiente che circonda il calciatore e che può influenzarne il percorso di crescita. 

Inoltre parlare con dirigenti e con i procuratori, può essere molto utile all’osservatore per confrontare punti di vista e completare l’osservazione. Perché un calciatore non è solo ciò che mostra in campo, ma anche il contesto in cui vive, cresce e prende le sue decisioni.

Un vero osservatore unisce queste due dimensioni: il campo e gli spalti. Solo mettendo insieme competenza tecnica e sensibilità umana può costruire un giudizio completo e realmente affidabile.

FRANCESCO SPINA

FRANCESCO SPINA