Il Principe mai diventato Re: Neymar, tra Genio e Sfortuna

Nel mondo del calcio, per ogni generazione si è in grado di indicare un Re: Pelé negli anni ‘60 e ‘70, poi

Maradona negli ‘80, poi Ronaldo,infine una diarchia nel nuovo millennio: Messi e CR7,a suon di gol,record e

palloni d’oro. Ma oltre questi giocatori c’è una folta schiera di talenti con quello stesso potenziale, che per

demeriti, infortuni o altro non sono mai riusciti a diventare Re, rimanendo sì dei giocatori fenomenali, ma

portando la croce di essere rimasti “incompiuti”.

Neymar da Silva Santos Júnior, in arte Neymar Jr, sembrava destinato a quel trono. Tuttavia la storia, a

volte, è meno romantica di quanto ci piaccia immaginare. E così, quello che sarebbe dovuto essere il futuro

Re del calcio mondiale dopo Messi e Cristiano Ronaldo è rimasto un principe brillante, geniale, ma mai

totalmente realizzato.

Nato in Brasile nel 1992, si capiva che avrebbe lasciato il segno fin da bambino. Dopo i primi calci al pallone

per strada, è cresciuto nel vivaio del Santos, lo stesso club di Pelé, ed ha dimostrato fin da subito di essere

stato baciato dal Dio del pallone: dribbling fulminei, visione di gioco e numeri da circo senza però perdere di

vista la concretezza.

A 17 anni è già titolare in prima squadra, a 19 guida il Santos alla conquista della Copa Libertadores, che

mancava al club da quasi 50 anni. Quell’anno vince anche il premio come Calciatore sudamericano

dell’anno e il premio Puskas per il gol più bello dell’anno, preludio a un futuro da fuoriclasse mondiale.

Il naturale passaggio al calcio che conta avviene nel 2013, il Barcellona lo porta in Europa per 57 milioni di

euro: è il momento in cui il mondo intero si accorge di lui. In uno dei tridenti più belli della storia (la MSN:

Messi – Suarez – Neymar), l’attaccante brasiliano è protagonista assoluto: giocate,assist e gol decisivi, ma

soprattutto una chimica irripetibile con i due compagni. L’apice lo raggiunge con il triplete del 2015,

culminato con il gol in finale di Champions League contro la Juventus, competizione in cui Neymar chiude

l’annata con 10 gol (secondo solo a Cristiano Ronaldo).

Ad oggi, Neymar ha segnato oltre 450 gol in carriera tra club e nazionale, lasciando il segno ovunque. Con il

Brasile ha superato il record storico di Pelé, diventando il miglior marcatore di sempre della Seleção con 79

reti in 128 presenze.

Ma se i numeri e la tecnica parlano di un fuoriclasse, la narrazione attorno a Neymar è segnata anche da ciò

che non è stato.

Gli infortuni sono stati il suo più grande avversario, l’unico, talvolta, in grado di fermarlo. Dal 2014 in poi, le

ricorrenti fratture, gli stiramenti e i problemi muscolari lo hanno tenuto lontano da molti di quelli che sono i

momenti decisivi della carriera di un calciatore: assente in troppe notti di Champions, in Coppa del Mondo,

persino in Copa America.

In particolare, i Mondiali del 2014 in Brasile avrebbero dovuto essere il suo trampolino per diventare

leggenda. Invece, la frattura vertebrale rimediata contro la Colombia nei quarti di finale lo mette fuori gioco,

gettando una nazione intera nello sconforto. Senza di lui, il Brasile crolla 7-1 contro la Germania in

semifinale, registrando una delle peggiori debacle calcistiche dell’era moderna.

Anche la scelta di lasciare il Barcellona per il Paris Saint Germain nel 2017 – per la cifra record di 222 milioni

di euro – segna un punto di rottura. Neymar cerca di uscire dall’ombra troppo ingombrante del suo amico

Messi, ma finisce in un campionato meno competitivo (che infatti domina per anni) e in una squadra che,

nonostante gli sforzi, non riuscirà mai a conquistare la Champions League.

Ma la sua più grande sfortuna in assoluto è stata l’essere nato e l’aver vissuto nell’era di due colossi: Lionel

Messi, appunto, e Cristiano Ronaldo. Due Re che hanno monopolizzato il Pallone d’Oro per oltre un

decennio. Anche nei suoi migliori anni, Neymar è stato spesso il “terzo incomodo”, riconosciuto come uno

dei più forti, ma mai il più forte. Senza di loro, i numeri e le giocate del brasiliano sarebbero stati ampiamente

sufficienti per eleggerlo Re di questa generazione calcistica.

Oggi Neymar (dopo una ricca ma sfortunata esperienza all’Al-Hilal) è tornato a casa,al Santos, lontano dai

riflettori del calcio europeo. Le sue ultime stagioni sono state tormentate da ulteriori infortuni e la percezione

pubblica del suo talento è inevitabilmente sfumata. La Coppa del Mondo negli USA rischia di essere l’ultimo

grande palcoscenico della sua carriera, e dunque l’ultima occasione per provare a vincere il tanto agognato

Mondiale.

In conclusione l’epiteto “Il Principe mai diventato Re” non rappresenta un rimprovero, ma un tributo alla

grandezza di un predestinato che, per destino o sfortuna, non si è mai pienamente realizzato. Neymar non

ha solo giocato a calcio, ha danzato sui campi come un ballerino di samba, e, come solo i più grandi fanno,

ha fatto innamorare di questo gioco milioni di bambini.

Forse non ha mai indossato la corona, ma il suo nome rimarrà sicuramente scolpito tra i più grandi. Perché

in un’epoca dominata da cyborg del gol e da serial winner, lui ha scelto di essere un artista. E gli artisti, si sa,

non sempre vincono,non sempre raccolgono tutto quello che meriterebbero… ma poi restano nella storia.

Niccolò M. Cardarelli