CALCIO. CALCIATORI: Il processo di Calciopoli

Il processo di Calciopoli, oltre a fare luce in uno dei periodi più bui nella storia dello sport italiano, ha rappresentato una sliding door nella giurisprudenza sportiva. L’innesco arriva nel 2005, quando una fuga di atti amministrativi della Procura di Torino porta alla luce un’indagine su presunti atti illeciti nel mondo calcistico. Nella Primavera 2006, la FIGC richiede la documentazione e avvia l’inchiesta con il deferimento di alcuni tesserati. Quest’azione rappresenta un punto di non ritorno a livello sistemico e normativo: il processo coinvolgerà le più alte sfere amministrative e porrà l’accento su un pericoloso vuoto normativo, che riguardava l’assenza di leggi che punissero gli illeciti sportivi di natura associativa. 

All’interno dell’equazione troviamo vari attori principalila Serie A viene scossa dalle fondamenta, con un terremoto mediatico che coinvolge direttamente tutto il movimento. A restituirci la portata storica, di rottura con il passato, è anche un altro elemento: nei limiti delle proprie funzioni (allora ristrette soltanto alla facoltà di richiedere documentazione ai club, o dichiarazioni ai tesserati), la FIGC aveva sollevato un problema strutturale e aveva svolto un processo rapidissimo anche nei tempi. 

Alla fine del processo dunque, non troviamo vincitori o vinti: il sistema calcio era crollato sotto il peso delle sue contraddizioni, restituendoci la vera faccia di uno scenario marcio in tutte le sue componenti. Le condanne più eclatanti furono senza dubbio la revoca degli scudetti 2004/05 e 2005/06 alla Juventus, con conseguente retrocessione in Serie B. Eppure, a perdere furono tutti: la stessa Federazione, con la condanna a 4 anni e 6 mesi per il Presidente Franco Carraro e a 5 anni per il Vicepresidente Innocenzo Mazzini; i club (basti pensare alle sospensioni per Moggi e Giraudo della Juventus, Galliani del Milan o i fratelli Della Valle della Fiorentina). Perfino l’Associazione italiana arbitri, con tanti direttori di gara coinvolti nel processo e la condanna ai Designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto

In sostanza, il 2 maggio 2006 rappresenta un “prima” e un “dopo” nello sport italiano, perché “Calciopoli” accese dei potentissimi fari sulle zone d’ombra di un calcio costretto a fare i conti con sé stesso. 

Luca Ottaviano

Luca Ottaviano