Io sono Zlatan, voi chi siete?

In una tipica giornata fredda di Malmö del 3 Ottobre 1981 nasce una stella, un campione. Il suo
nome è Zlatan Ibrahimovic, un mix di personalità, carattere e davvero tanto talento. Sarà uno degli
attaccanti più significativi e imponenti della nostra epoca.

L’infanzia difficile e la crescita

Da papà bosniaco e mamma croata nasce e cresce a Rosengord, una zona periferica e difficile  della città. Già da piccolo Zlatan é costretto ad uscire gli artigli, poiché, giocando nei campetti di  quartiere, vuole sempre dimostrare qualcosa e vincere a tutti i costi.  

Questo però forgerà in lui una grande personalità, che lo accompagnerà nel corso della sua  carriera. I primi passi nelle giovanili avvengono presso il FBK Balkan, squadra locale formata  principalmente da immigrati balcanici, nella quale viene da subito aggregato con i più grandi,  principalmente per la sua stazza fisica imponente. Un’aneddoto simpatico fu quando subentrò a  partita in corso contro il Vellinge, mentre la squadra era sotto nel punteggio di 4 gol. Risultato? Lui  la ribaltò, segnando 8 gol e portando i suoi compagni al successo. Viene subito notato dal Malmö,  squadra storica svedese che lo porta subito tra le sue fila, dove farà anche il suo esordio da  professionista nel 1999. Con i bianco azzurri rimarrà fino al 2001, in tre anni marcherà 16 gol in 40  match entrando di conseguenza anche nella top 100 dei miglior giovani talenti.

Quando Zlatan conquistò Amsterdam, il salto nel grande calcio.  

Per 8 milioni viene acquistato dai lancieri sede dove i talenti come lui possono emergere e di  conseguenza esplodere. Sarà l’acquisto più esoso della storia del club.  

Nella capitale olandese non inizia benissimo, fino a quando, però, passerà tra le mani di Koeman,  che lo farà esaltare e rendere come si deve: infatti andrà a vincere campionato e coppa d’Olanda  realizzando anche il gol del goal, portando la squadra al successo. A suon di prestazioni Zlatan fa  parlare di sé, ed infatti busserà alla sua porta, ben presto, uno dei migliori procuratori sportivi,  Mino Raiola, che inizierà a muovere le giuste pedine per portarlo nei top club europei. 

Ottime prestazioni e spettacolo in Italia

Grazie a Raiola approda a Torino per una somma complessiva di 16 Milioni di euro all’ultimo  giorno di mercato. Con la Juve di Capello diventerà subito un titolare inamovibile, e in campionato  farà subito bene, contrariamente alla champions, nella farà fatica e si rivelerà una vera e propria  ossessione fino alla fine della sua carriera. 

La parentesi in bianconero è breve, causa anche il caso calciopoli che porterà la retrocessione  della Juventus in serie B. Zlatan però vuole vincere e alla retrocessione non ci sta, “ tradendo” la  sponda bianconera nella sessione successiva di mercato passando ai rivali nerazzurri dell’Inter.  Nel 2008 trova Mancini in panchina, il feeling sembra esserci ed infatti, durante la prima stagione  si porta a casa campionato e Supercoppa, mettendo a segno 15 reti ma in Champions la  maledizione continua: sconfitta col Valencia agli ottavi e altra delusione europea.  

Di anno in anno i numeri dello svedese crescono sempre di più, la stagione successiva gonfia la  rete 22 volte, complice anche una doppietta contro il Parma che permette di bissare lo scudetto  dell’anno precedente. In Europa la storia è sempre diversa, prestazioni sottotono e numeri che  parlano da soli: 0 gol in 7 partite, non superando anche sta volta gli ottavi.  

Sembra arrivare il punto di svolta nella carriera di Ibra con l’avvento dello Speciale One Jose  Mourinho, preso dal club proprio per puntare a salire sul tetto d’ Europa. Mou con lui é molto  pretenzioso, ma allo stesso tempo senza peli sulla lingua. Quando gioca male glielo dice e  guardandolo in faccia esclamò più volte “ti devi vergognare”.  

I caratteri, come quello del gigante svedese però non si abbattono per queste cose, anzi la  prendono come una sfida proprio per fare meglio e forse Josè voleva proprio questo da lui.  Indubbiamente ci riesce perché il suo gioiello, a suon di colpi da campione e mosse che  assomigliano al taekwondo, mette a segno 29 reti in 47 gare ufficiali.  

Con i tifosi però il rapporto va incrinandosi, arrivando a tal punto di zittirli dopo una rete segnata.  Ibracadabra vuole la coppa dalle grandi orecchie a tutti i costi, e decide di sbarcare in terra  spagnola; l’allenatore non è d’accordo, ma Raiola ci mette lo zampino e riesce a portarlo a  Barcellona con un’astuta mossa di mercato: Samuel Eto’o come scambio più 49 Milioni di euro. 

Il due di picche della Champions

In terra blaugrana viene accolto come una divinità davanti a 79 mila persone al Camp Nou. In  campo scenderà affiancato da nomi di un certo spessore, e in particolare dal campione dei  campioni Lionel Andres Messi Cuccitini. Quella squadra lì che sapeva più di un orchestra, guidata  dal maestro Pep Guardiola, sembrava invincibile.  

La prima mezza stagione entra subito nelle dinamiche dell’allenatore e trova anche un’ottima  sintonia con la pulce. Tutto sembra andare a gonfie vele, di conseguenza arrivano i primi trofei:  Supercoppa spagnola, Supercoppa Uefa e mondiale per club.  

Dopo di ciò arrivano le incompatibilità con Guardiola. I due hanno più di uno scontro verbale e  Ibrahimovic viene accusato di essere egoista, e di non sacrificarsi abbastanza per la squadra.  Da quel momento in poi sarà crisi totale tra i due fino ad arrivare a un punto di rottura. Ad  accentuare tutto questo sarà la beffa clamorosa subita in semifinale di Champions, persa proprio  contro la sua ex squadra, l’Inter, con Samuel Eto’o in campo.  

Segue immediatamente la richiesta di essere ceduto. E qui i primi ad essere sul pezzo,  intravedendo una grossa opportunità per accaparrarsi una stella in casa propria, furono  Berlusconi e Galliani, che colsero la palla al balzo e decisero di riportarlo a Milano, stavolta però  sulla sfonda rossonera. Con un operazione molto abile di prestito con diritto di riscatto, fissato a  24 Milioni di euro, si presenta dunque un’altra chance per Zlatan, che vuole riconfermarsi, ancora  di più, come il più forte di tutti. Qui lo svedese già è più maturo, e con una forte propensione ad  essere leader, come confermato anche da Galliani, il quale, in un intervista, dichiarò che chi non  correva con lui sarebbe stato appeso al muro.  

Nella stagione 2011/2012 con il Milan Ibrahimovic vince lo scudetto siglando 21 reti e riportando i  rossoneri sul tetto d’Italia. 

In Champions invece…solita storia. Uscita agli ottavi contro il Tottenham e il sogno della coppa  sembra essere sempre più irraggiungibile. L’annata dopo arriva persino il titolo di Scarpa d’oro  con ben 28 gol e 35 tra tutte le competizioni, i tifosi rossoneri lo idolatrano e la presidenza cerca  anche di affiancargli un’altro bomber del calibro di di Carlos Tevez se non fosse che la trattativa  sfuma. A questo punto il Milan decide alla fine di cedere Ibra, ma sarà solo un arrivederci tra i due.  

Prossima tappa Parigi.  

Beh, che dire, qui raggiunge l’apice della sua carriera con numeri e prestazioni fuori dal normale,  forse stimolato anche dal compenso economico elevato, dato che percepirà 14 milioni di euro  netti a stagione, e sarà ricoperto d’oro come un faraone. Da vera star al PSG vincerà: quattro  campionati, tre Supercoppe, tre coppe di Lega e due coppe di Francia realizzando anche in totale  156 Reti in 180 presenze battendo diversi record.  

Qui si concretizzano le ultime vere chances per vincere la Champions League, andandoci anche  vicino e raggiungendo i quarti di finale, ma purtroppo anche sta volta non c’è nulla da fare…  Dopo quattro anni stellari a Parigi lascia il club da svincolato, ed esce di scena con una frase:  “Al posto della Tour Eiffel, dovrebbero mettere la mia statua, sono venuto come un re, me ne vado leggenda“. Nel 2016 avvenne un ritorno di fiamma con lo Special one, che lo volle fortemente a Manchester. Ibra si presenta come sempre con voglia e grinta per una nuova sfida ma quando  tutto sembra andare bene, la sfortuna lo coglie dietro l’angolo. 20 Aprile 2017: rottura del  legamento crociato del ginocchio destro, qui si spengono tutte le luci o quasi. Di certo non  tornerà mai più come prima, ma lui da grande guerriero quale è in campo e nella vita, non si  arrende, nonostante gli avesse detto che la carriera fosse finita.  

Seguì un intervento e poi un lungo periodo di riabilitazione, per poi tornare sul rettangolo verde il  18 novembre 2017, ma, come si pensava, le prestazioni non furono più le stesse tanto che la  società e il calciatore presero la via della rescissione del contratto nel Marzo della stagione allora  in corso. 

La scoperta dell’America

Altri calciatori dopo un periodo così si sarebbero ritirati ma non nel suo caso. Lui, che mise la  Svezia sulle cartine geografiche, disse: “No, io ho ancora da dare a questo gioco”, e allora  prossima sosta Los Angeles Galaxy. Non il campionato di massimo livello, in particolare quando si  è abituati a giocare in certi contesti ma pur sempre una nuova sfida. Qui poco da dire, 2 stagioni  di puro dominio e divertimento in campo: 53 gol in 58 apparizioni, e l’America potè tornare a  guardare il baseball come da tradizione. 

Casa dolce casa

Come si suol dire, certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. L’America aveva riacceso quel  fuoco dentro il gigante svedese, che decise di ritornare nel calcio che conta. Scelse quella che più  di tutte lui definisce casa, il Milan, alla venera età di 39 anni, e con un bagaglio di esperienza  molto ampio, in soli due anni, riporta i rossoneri nell’Europa che conta e alla vittoria dello scudetto  che mancava da ben 12 anni, per poi terminare la sua carriera nel 4 giugno 2023. Quella data  lì ,per tutti gli appassionati del calcio, farà sempre un po’ male, perché appende gli scarpini al  chiodo non solo un grande atleta con una mentalità da campione, ma anche un grande uomo con  un forte spirito di resilienza e del non mollare mai.  

Giuliano Catanese