JOSIP ILICIC

Ci sono giocatori che rimangono nel cuore per ciò che fanno; e poi c’è Josip Iličić, che ci rimane per la persona che ha dimostrato di essere…

Un talento fuori dal tempo, un’anima fragile che ha saputo accettare il dolore e trasformarlo in arte sul campo. In un’epoca fatta di numeri e corsa, lui ha rallentato il gioco per farci respirare bellezza. Ma dietro ogni tocco, ogni dribbling, ogni gol impossibile, si nascondeva molto più di un calciatore: c’era un uomo in lotta con i propri fantasmi, capace però di rialzarsi con dignità e silenzio. Questa è la storia di un genio malinconico che ha riscritto il modo di intendere il calcio e soprattutto la vita.

Lo sfondo: guerra e fuga

Josip Iličić nasce il 29 gennaio del 1988 a Prijedor, in quella che allora è la ex Jugoslavia e che oggi si trova in Bosnia Erzegovina. Le tensioni nell’ex Jugoslavia generano scontri e nel 1991 iniziano le guerre di indipendenza, che portano a conflitti etnici e territoriali violentissimi. La famiglia di Iličić ha origini croate e una componente slovena, risulta, quindi, in una posizione vulnerabile durante gli anni di conflitto. Dopo la morte del padre, la madre di Josip, insieme a lui e al fratello, per cercare sicurezza e stabilità, sceglie di lasciare Prijedor e decide  di trasferirsi in Slovenia, dove ottiene la cittadinanza e dove si formerà calcisticamente. Se la famiglia fosse rimasta a Prijedor, la possibilità di rimanere coinvolti nel conflitto sarebbe stata molto elevata.                                                      

Josip Iličić cresce nei vivai di Britof e Triglav, sviluppando già una sensibilità al pallone diversa dagli altri: meno forza, più leggerezza. Inizia la carriera nel Bonifika nella stagione 2007‑08, con 24 presenze e 3 gol. Josip ha poi modo di farsi notare all’ Interblock Ljubljana (2008‑2010) con 65 partite e 14 reti. Da lì il salto al Maribor il 01/07/2010. E poi, sempre nel 2010, il grande ingresso nella Serie A del nostro campionato. 

Il triennio rosanero: Palermo, la prima grande vetrina  

Josip Iličić, arrivato in Italia direttamente dal Maribor, insieme al compagno Armin Bačinović, nel triennio 2010–2013 vive la sua prima vera esplosione calcistica con la maglia del Palermo. Questo grazie all’intuizione di Walter Sabatini, direttore sportivo del Palermo e del presidente Zamparini, che insieme decidono di comprare anche Iličić, spendendo circa 2,2 milioni di euro, folgorati dalla sua prestazione durante il precampionato contro i Rosanero. Il 27/08/2010 Josip Iličić firma il suo ingresso nel club.

Iličić viene subito catapultato in una Serie A competitiva e ricca di talento, in quel Palermo allenato inizialmente da Delio Rossi e poi da altri tecnici, in un periodo turbolento a livello dirigenziale. Lo sloveno trova accanto a sé giocatori del calibro di Fabrizio Miccoli, Javier Pastore, Abel Hernández, Paulo Dybala e Antonio Nocerino. In mezzo a nomi affermati e giovani promesse, Josip si fa notare per il suo stile unico: mancino, elegante, capace di giocare tra le linee, imprevedibile nelle scelte e devastante nei tiri dalla distanza. Nella stagione 2010‑11 esplode segnando gol decisivi contro Inter, Juventus e Roma e diventando titolare in pochi turni. Ma quando Pastore lascia il club prima della stagione 2011‑12, il suo rendimento cala vistosamente: si ferma a soli 2 gol in campionato, in un’annata turbolenta. Tuttavia, la società mantiene la fiducia nei suoi mezzi e, nel 2012‑13, Iličić torna protagonista in un ruolo da trequartista, accompagnato da Brienza, realizzando 10 reti in Serie A e 11 totali, fra cui una doppietta nel derby con il Catania. Quei tre anni sono un mix di promesse mantenute, difficoltà emotive e momenti di pura bellezza. Nonostante i continui cambi in panchina e le difficoltà di una squadra spesso in bilico tra ambizione e instabilità, Iličić colleziona 98 presenze e 20 gol in tre stagioni, diventando uno dei protagonisti più amati di quegli anni. Palermo è la prima piazza a credere nel suo talento, e lui la ripaga con giocate da campione.

Fiorentina: tra luci e ombre, il talento che non si è mai spento

Dopo tre stagioni brillanti a Palermo, Josip Iličić approda alla Fiorentina nell’estate del 2013, in una squadra ambiziosa e ricca di qualità, allenata da Vincenzo Montella. L’obiettivo della società viola è chiaro sin da subito: dare continuità al progetto tecnico con innesti di valore.                                                                                                                                                                                                                             Iličić, con il suo sinistro vellutato e la sua imprevedibilità, sembra il profilo perfetto. Il suo impatto, però, si rivela meno immediato del previsto. Nei primi mesi a Firenze, tra infortuni, concorrenza e problemi di continuità, il talento sloveno fatica a imporsi come titolare fisso. Nel 2015/16 arriva la sua miglior stagione in maglia viola: 15 gol totali, tra Serie A ed Europa League, consacrandosi come uno dei centrocampisti offensivi più prolifici del campionato. Quando è la sua giornata, basta un tocco per decidere una partita. Firenze impara ad amarlo anche per il suo modo malinconico di stare in campo, per quella sua calma solo apparente che nasconde colpi letali. Con la Fiorentina colleziona 138 presenze e 37 gol, lasciando ricordi indelebili, soprattutto nei match europei e nei momenti in cui serviva qualità tra le linee. Nel 2017, dopo quattro stagioni in Toscana, Iličić decide di cambiare e firma con l’Atalanta, dove vive la sua definitiva esplosione.

L’Atalanta, Gasperini e le notti Europee:

Nel 2017 Josip Iličić approda a Bergamo, un club in crescita continua sotto la guida di Gian Piero Gasperini. Curiosamente, Gasperini e Iličić si erano già incrociati a Palermo nel 2012, ma l’esonero del  tecnico dopo appena tre partite, non permette al fantasista sloveno di instaurare un rapporto né di lasciare un’impronta. Solo all’Atalanta, anni dopo, il legame tra i due esplode davvero, cambiando il corso delle rispettive carriere. Dopo anni di alti e bassi, tra intuizioni geniali e momenti bui, Iličić trova a Bergamo un ambiente capace di esaltare il suo estro, la sua visione e il suo calcio fatto di fantasia e tocchi leggeri. Gasperini, con le sue idee offensive e verticali, costruisce una squadra spumeggiante, in cui Iličić si inserisce come architetto del gioco e finalizzatore, spesso devastante. La stagione 2019-2020 è il punto più alto della parabola atalantina e personale: Iličić firma 9 assist e 21 gol stagionali, tra cui la storica quaterna in Champions League contro il Valencia al Mestalla: dopo aver siglato il terzo goal Josip chiede di essere sostituito, ma Gasperini lo ignora e lo sloveno regala il quarto goal e una serata indimenticabile. Quell’ annata rappresenta uno dei momenti più alti della storia recente dell’Atalanta, con Iličić a guidare la Dea tra le grandi d’Europa.

Il triangolo delle meraviglie: Ilicic, Papu e Duván

Uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza bergamasca di Josip Iličic è senza dubbio il legame tecnico ed emotivo con Alejandro Gómez e Duván Zapata. Insieme formano un tridente spettacolare, affiatato dentro e fuori dal campo. Papu è il motore creativo, Iličic la mente geniale e Zapata la potenza fisica che finalizza le loro intuizioni. Tra Iličic e il Papu esiste un’intesa quasi telepatica: basta uno sguardo per capirsi. Si trovano alla perfezione, scambiando palloni nello stretto, accelerando insieme e inventando calcio. Con Duván, invece, il feeling è più verticale: lo sloveno sa sempre dove mettergli la palla giusta, il colombiano ringrazia con goal a raffica. L’Atalanta in quel periodo è una macchina da guerra, anzi da goal, ma anche una famiglia. Quando Iličic attraversa il momento più difficile della sua carriera, proprio quei compagni sono tra i primi a manifestargli affetto e sostegno. Un’amicizia che supera i confini del campo e che ancora oggi, a distanza di anni, resta impressa nel cuore dei tifosi.

Quando il talento si ferma: l’altra faccia di Josip

Ma proprio quando tutto sembra andare nella giusta direzione, arriva il buio. L’emergenza sanitaria da Covid-19 colpisce profondamente Bergamo e segna nel profondo anche l’animo di un fuoriclasse. Josip sparisce improvvisamente dai campi, dalle partite, lontano dai riflettori. È lo stesso Gasperini, con rispetto e rammarico, nel 2022, a confermare pubblicamente che il problema di Iličic non è fisico: “Non è facile parlare di queste situazioni, ma queste sono situazioni che vanno al di là del calcio”.   Il tecnico usa una metafora eloquente per giustificare la complessità della situazione: “Le nostre menti sono come una giungla: imprevedibili e delicate”.                                                                                                                                                                                                     In quei mesi, Iličić salta gran parte della stagione e resta lontano dai campi per lunghi periodi.

Il mondo del calcio s’interroga: il genio è spento oppure solo ferito? 

Il rapporto tra lui e Gasperini, costruito sulla fiducia e sulla comprensione, è fondamentale per non farlo sprofondare del tutto. Nonostante i tentativi di rientro, Iličić non torna più ad essere quello di prima. La brillantezza, la continuità, la gioia del campo sembrano essere svanite. Nel 2022, dopo cinque stagioni, l’Atalanta e Iličić si separano.                                                                                           Il saluto è commosso: al Gewiss Stadium gli viene tributato un addio da campione, tra lacrime sincere e applausi.  A Bergamo, Iličić non ha solo giocato: ha lasciato un segno, umano e sportivo. Un artista del pallone che, tra momenti di luce abbagliante e ombre profonde, ha saputo emozionare come pochi.

Oltre la tempesta:

Nel successivo periodo rientra in patria e l’8 ottobre 2022 firma con il Maribor, tornando in Slovenia dopo tanti anni trascorsi in Italia. Durante la sua esperienza al Maribor, rivela di aver ritrovato la serenità e il piacere di giocare in un contesto più raccolto. In un’intervista al giornale spagnolo AS dice: “Ho salutato il calcio di alto livello perché non ero più sereno. Nel mio cuore sapevo che dovevo fermarmi. In Slovenia, ho potuto ritrovare la famiglia e ricominciare da me.”.  Nel 2025, dopo la scadenza del contratto con il Maribor, Iličić firma con il club sloveno Koper.

E’ capitato che Iičić sia tornato a parlare del periodo buio, attraversato durante il Covid; in un’intervista recente ha dichiarato: “Non sapevo se avrei potuto giocare di nuovo. Ho passato 42 giorni a Bergamo senza la mia famiglia. Ho sofferto moltissimo. Denaro, contratti… non significavano più niente.”

Pensando a Josip Iličić, non possiamo non tornare con la mente a quella stagione magica con l’Atalanta; ad uno dei giocatori più forti d’Europa, uno di quelli che ti fa appassionare e non puoi dimenticare. Il suo mancino ha regalato emozioni che hanno scosso l’anima. Pochi, pochissimi, sono riusciti ad essere così imprevedibili, eleganti, letali. Josip Iličić ha saputo fermarsi, osservare, poi riaccendersi, con una leggerezza devastante. E’ come se il tempo si sia piegato al suo gioco. Ma ciò che più colpisce e che oggi fa ammirare Iličić ancora di più, non è solo il talento tecnico di un grande calciatore, ma il suo coraggio: il coraggio di dire “sto male”, di fermarsi, di guardarsi dentro. In un mondo come quello del calcio, dove si è spinti a non mostrare debolezze, a correre sempre più forte, Josip ha fatto qualcosa che va controcorrente: si è scelto. Spesso dimentichiamo che dietro le esultanze, i gol, le interviste, il numero di una maglia, in questo caso il 72, c’è un uomo, con le sue paure e le sue insicurezze. La sua storia è importante perché rompe il silenzio; perché racconta che anche un campione può cadere, e che va bene così. Iličić resterà sempre un artista del pallone, ma soprattutto un uomo, il quale ha avuto il coraggio di mettere la propria salute mentale prima di tutto. Penso che in un’epoca che chiede sempre di più, la sua scelta è un atto rivoluzionario.

 E oggi, raccontare la sua storia, significa celebrare non solo il campione ma l’uomo!

Alessio Silvia