Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di una crisi di talenti nel calcio italiano. Se si confrontano le generazioni attuali con quelle che hanno fatto la storia del nostro calcio, emerge come oggi sia più difficile produrre calciatori di alto livello in grado di imporsi stabilmente nel panorama internazionale. Le cause di questa situazione sono diverse e riguardano vari aspetti del sistema calcistico italiano, sia dal punto di vista culturale che formativo e organizzativo.
Uno degli elementi più citati è la progressiva scomparsa del cosiddetto “calcio di strada”. In passato molti giovani trascorrevano ore a giocare liberamente nei cortili, nei campetti e nelle piazze; questo tipo di gioco spontaneo favoriva lo sviluppo della tecnica individuale, della creatività e della capacità di prendere decisioni inautonomia. Oggi, invece, il tempo dedicato al gioco libero è diminuito, spesso sostituito dall’uso di dispositivi elettronici. Di conseguenza molti giovani arrivano nei sei settori giovanili con minori capacità di improvvisazione e di gestione delle situazioni di gioco non strutturate.
Un altro fattore riguarda il modello di formazione nei settori giovanili. In Italia, per molti anni si è dato grande spazio alla componente tattica ed al risultato immediato, anche nelle categorie più giovani; questo ha portato spesso ad una formazione molto strutturata, con ruoli e compiti specifici già in età precoce. Se da un lato questo approccio ha sempre caratterizzato la scuola calcistica italiana, dall’altro però può limitare lo sviluppo della personalità e delle qualità tecniche individuali dei giovani calciatori.
A questo si aggiunge il problema delle poche opportunità offerte ai giovani nelle prime squadre, soprattutto in Serie A. Molti Club preferiscono affidarsi a giocatori stranieri già pronti piuttosto che investire con continuità sui talenti provenienti dal proprio settore giovanile. La motivazione principale di ciò, è che i giovani talenti stranieri non richiedono garanzie bancarie da parte delle proprietà dei Club, mentre l’acquisto di giovani italianiè vincolato da fideiussioni e garanzie finanziarie. Questo scoraggia tutto il sistema finanziario calcistico, scegliendo l’opzione del talento internazionale, contribuendo così alla difficoltà di valorizzare i giovani italiani e rallentando il loro percorso verso il calcio professionistico.
In questo contesto assume un ruolo fondamentale anche il lavoro di scouting e di programmazione sportiva daparte delle società. Individuare il talento, monitorarne lo sviluppo ed inserirlo gradualmente in contesti competitivi adeguati rappresenta una fase chiave del processo di formazione del calciatore.
Per il futuro del calcio italiano sarà quindi necessario investire maggiormente nella valorizzazione dei giovani, migliorare le strutture dei reparti giovanili e creare settori di crescita più chiari dal settore giovanile alla prima squadra. Il ruolo dei direttori sportivi, degli osservatori e degli allenatori sarà determinante per costruire unsistema capace di riconoscere il talento e offrirgli le giuste opportunità di sviluppo. Solo attraverso una programmazione più attenta e una maggiore fiducia nei giovani sarà possibile tornare a produrre calciatori di alto livello e rilanciare la competitività del calcio italiano anche a livello internazionale.
Nunzio Scuderi