LA FIGURA DEL DIRETTORE SPORTIVO COME CUSTODE DI UNA CULTURA SPORTIVA Nel calcio moderno la figura del Direttore Sportivo viene spesso ridotta al ruolo di gestore del mercato e degli equilibri contrattuali. Ritengo invece che questa sia una visione parziale e, in prospettiva, limitante. Il Direttore Sportivo dovrebbe essere prima di tutto il custode di una cultura sportiva, il principale responsabile della mentalità che una società decide di incarnare e trasmettere nel tempo.Al di là delle competenze tecniche e manageriali, il Direttore Sportivo è chiamato a esprimere una visione etica e morale dello sport. Le sue scelte, il suo linguaggio e il suo modo di affrontare vittorie e sconfitte contribuiscono a definire ciò che una società considera accettabile, desiderabile e formativo. Questo vale non solo per la prima squadra, ma soprattutto per il settore giovanile, dove lo sport dovrebbe essere prima di tutto uno spazio educativo.Immagino una società sportiva nella quale le idee di gioco, il comportamento in campo e il rispetto delle regole siano coerenti in tutte le categorie, dai più piccoli alla prima squadra. Una società in cui il modo di stare in campo rifletta valori condivisi e riconoscibili. In questa prospettiva, il Direttore Sportivo diventa il garante di una continuità culturale, capace di attraversare età diverse e, idealmente, anche discipline diverse.La mia visione si estende infatti a un’idea di polisportiva, in cui sport come calcio e basket condividano gli stessi valori di base: rispetto dell’avversario, rispetto dell’arbitro, responsabilità individuale e collettiva. Le differenze tecniche e tattiche tra gli sport non dovrebbero mai tradursi in differenze etiche. L’atteggiamento, la postura morale, il modo di stare nella competizione dovrebbero parlare un linguaggio comune.Ritengo che oggi uno dei problemi principali dello sport, e del calcio italiano in particolare, sia il modello comportamentale che viene implicitamente legittimato. Il calciatore che protesta sistematicamente, che cerca il vantaggio attraverso la simulazione o la furbizia, che vive il rapporto con l’arbitro come un conflitto costante, diventa troppo spesso un riferimento, dalla Serie A fino ai campionati amatoriali, che vivo anch’io in prima persona. Questo modello non è inevitabile: è il risultato di una cultura tollerata e raramente contrastata.Per questo credo che, se fossi responsabile di una società sportiva, investirei grandi energie nel migliorare l’attitudine comportamentale degli atleti, ancora prima degli aspetti tecnico-tattici. Il modo in cui si perde, si vince, si protesta o si accetta una decisione arbitrale educa tanto quanto un allenamento ben strutturato. E questo processo deve essere guidato dall’alto, con coerenza e credibilità.Il Direttore Sportivo ideale, in questa visione, supera il ruolo di semplice selezionatore di giocatori e diventa il principale ispiratore di una filosofia condivisa. Una figura capace di orientare allenatori, staff e atleti verso un’idea di sport in cui la competizione non escluda il rispetto e l’ambizione non cancelli l’etica. Solo così una società può aspirare a costruire risultati che non siano effimeri, ma radicati in un’identità solida e riconoscibile.È però necessario riconoscere un limite strutturale del calcio reale: al Direttore Sportivo raramente viene attribuito un potere decisionale pieno e incontestabile da parte della proprietà. Spesso il suo ruolo si sviluppa all’interno di margini ristretti, tra pressioni esterne, aspettative immediate e interventi diretti della dirigenza. Questo dato non smentisce la centralità della figura, ma ne rende più complessa e delicata la funzione.Proprio in questa condizione, tuttavia, emerge la differenza tra un Direttore Sportivo puramente esecutivo e uno realmente incisivo. Anche in assenza di un potere formale assoluto, è possibile esercitare un’influenza profonda attraverso la coerenza delle scelte, la credibilità personale e la capacità di mantenere una direzione chiara nel tempo. Trasformare uno spazio limitato di autonomia in una linea culturale riconoscibile è forse la sfida più alta di questo ruolo.In conclusione, la vera forza di un Direttore Sportivo si manifesta nella capacità di sostenere e difendere una visione, anche quando il contesto non la favorisce pienamente. Una visione in cui lo sport torni a essere uno strumento di crescita umana, prima ancora che di successo agonistico, e in cui risultati e valori non siano in contraddizione, ma parte dello stesso percorso.
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Domande Frequenti
La forza del Master dell’Università del Calcio è nel suo corpo docenti: esperti riconosciuti dall’allenamento ai media, dal management alla procura, dalla medicina sportiva al marketing. La grande intuizione del direttore didattico Mario Sconcerti è stata di riunire in un unico percorso formativo professionisti di provata esperienza, che hanno lavorato per società come Milan, Juventus. Inter e Roma e testate come Corriere dello Sport, Sky, Tuttosport, Rai, Mediaset e Corriere della Sera. Questo lo rende l’unico corso oggi in Italia che offre ai suoi studenti un approfondito confronto con volti noti che lavorano in questo settore da decenni.
L’Università del Calcio è l’ORIGINALE, il primo master completo sul football nato in Italia ed è l’unico che per l’alta formazione riconosciutale ha avuto il patrocinio CONI e FIGC. Ad oggi ci sono chiaramente molti tentativi di imitazione, ma nessuno ha la nostra identità, l’esperienza formativa accumulata negli anni e soprattutto due caratteristiche fondamentali: la forza dell’eccellenza dei nostri docenti e la struttura “stage” unica in Italia.
Siamo stati i primi a nascere in Italia con un master sulla formazione nel calcio e le prime due cose alle quali abbiamo messo mano sono state la scelta dei docenti, che dovevano essere i numeri uno italiani, materia per materia e la possibilità che i nostri corsisti dopo la formazione potessero avere una strada preferenziale in modo da mettere subito in pratica la didattica acquisita in aula. Abbiamo quindi creato stage esclusivi con partner seri ed importanti. Ad oggi i nostri corsisti possono fare stage di gestione della direzione sportiva, scouting, match analyst e molto altro. Abbiamo partner in Italia ed all’estero, dove ultimamente abbiamo aperto un nuovo percorso di collaborazione con le accademy di Porto e Valencia. Uno dei nostri stage è con il gruppo di Gianluca Di Marzio, per la parte media, un altro garantito a tutti con la nostra piattaforma scouting Soccer Global Group, legata ad agenti sportivi italiani ed internazionali.
Noi non prendiamo in giro nessuno. Non abbiamo mai promesso lavoro come altri master. Sappiamo tutti che nessun corso di laurea, diploma od altro può garantire lavoro. Garantiamo la più alta formazione e se vi applicherete con estrema forza e passione otterrete certamente importanti risultati. Ad oggi in tanti anni contiamo già molte decine di nostri corsisti inseriti in vari livelli nel mondo del calcio. Noi vi formiamo, il ricambio generazionale farà il resto.
Ad oggi abbiamo formato più di 700 ragazzi. Abbiamo una statistica di quasi il 38% che ha trovato occupazione a livello di società dilettanti, professionistiche, alcuni presso agenti sportivi, società di scouting e di match analysis.
La statistica è basata semplicemente sulle informazioni che riceviamo dai stessi nostri corsisi che ci informano quando hanno trovato una occupazione. Abbiamo inoltre una chat su whatsapp dal nome UDCLUB , nel quale ci sono tutti i nostri alunni e nella quale scriviamo aggiornamenti ed anche richieste che riceviamo da società che cercano personale. Una occasione in più per inserirvi nel mondo calcio.
Al termine del corso rilasciamo l’Attestato dell’Università del Calcio con nomi dei docenti e delle materie di studio ed il diploma Nazionale ASI, ente sportivo riconosciuto dal CONI e del quale siamo master ufficiale. Verranno altresì rilasciati gli attestati di stage effettuati con società calcistiche o partner istituzionali.
Rilasciamo inoltre a chi volesse continuare dopo il master , passando direttamente al secondo anno del corso di laurea di mediazione linguistica indirizzo azienda calcio i 45 crediti che vi consentiranno di proseguire il corso di studi come detto passando direttamente all’anno successivo della triennale.
MEDIAZIONE LINGUISTICA - CLASSE DI LAUREA L12
INDIRIZZO: AZIENDA CALCIO
Autorizzazione decreto Direttoriale MIUR
Uniscentia Accademy
College International Studies
MARIO SCONCERTI
L’Università del Calcio nasce 10 anni fa sotto
la direzione didattica di Mario Sconcerti
e le sue scelte formative resteranno
il nostro punto di forza.
Da oggi intendiamo ricordarlo intitolando
al nostro Mario il master dell’Università del Calcio.
MARIO GIUNTA
Giornalista televisivo italiano è uno dei volti principali di Sky Sport, occupandosi del Tg giornaliero e dei speciali legati alle coppe internazionali di club.
È uno dei volti giovani più apprezzati del mondo media calcistico e nostro direttore della sede di Milano,
sita a pochi metri proprio dalla sede di Sky Italia.