Nel calcio contemporaneo, i risultati non dipendono esclusivamente da ciò che accade durante i novanta minuti di gioco.
Dietro ogni squadra competitiva esiste un lavoro costante di pianificazione, analisi e gestione che coinvolge diverse figure professionali, a differenza di cinquant’anni fa quando diversi incarichi erano probabilmente sottoposti ad un’unica figura, quale presidente o allenatore. Ad oggi, una di queste figure professionali alquanto rilevante è rappresentata dal direttore sportivo: egli ha un ruolo che pesa in maniera diretta sulla costruzione della squadra, sulla propria stabilità e soprattutto sulla propria identità. Capire chi è il direttore sportivo, cosa fa e perché il suo ruolo è diventato così rilevante permette di leggere il calcio da una prospettiva più ampia e consapevole.
Il ruolo del DS dunque risulta polifunzionale: innanzitutto gli viene affidata la costruzione della rosa, la quale dovrà essere lo specchio dell’idea che l’allenatore e la società sposano, sempre in linea anche con le possibilità economiche del club. Egli come compito principale deve costruire un progetto sportivo coerente, sostenibile e competitivo nel tempo, evitando scelte impulsive e puntando su una pianificazione strutturata. Per fare ciò, oltre ad avere grande conoscenza e visione dei campionati nazionali ed internazionali, si avvarrà dell’aiuto di attività di scouting e match analysis, ad oggi molto presenti nelle società, e cercherà di investire e valorizzare il settore giovanile, altro punto forte su cui fondare la persistenza e la costanza di un’identità competente. Questa figura risulta fondamentale nel calcio moderno perché rappresenta anche la mediazione presente tra spogliatoio e società: la gestione dei rapporti interni serve a preservare un clima stabile, soprattutto nei momenti di difficoltà, dunque avere ottime doti relazionali, capacità di ponderazione e autorità risultano attributi essenziali. Pianificando il presente e il futuro della società, il direttore sportivo dovrà anche tener conto di fattori economici e normativi complessi, ridurre al minimo il rischio di commettere errori e ottimizzare al meglio l’impiego di risorse economiche, tenendo sempre conto dei limiti di budget e del fairplay finanziario.
Per concludere, possiamo dire che oltre a frequentare corsi abilitanti organizzati dalla FIGC, per essere un direttore sportivo è necessario avere passione ed esperienza nel mondo del calcio, competenze manageriali, di negoziazione e visione strategica: questi sono i principali tratti distintivi che portano al successo, e non una comune serie continua di vittorie. Chi capisce la laboriosità del calcio di oggi sa che la figura del DS, per quanto risulti in ombra, può essere condizione di trionfo attraverso scelte che non tutti sarebbero in grado di considerare, ed è proprio per questo che il ruolo da ricoprire risulta articolato, colmo di responsabilità e determinante.
Visieri Matteo