L’europeo del 2020 è per noi italiani uno dei ricordi recenti più belli dell’ultimo decennio, un torneo giocato con quasi un anno di ritardo nell’epoca post covid e condotto con maestria, passione e spensieratezza dalla nazionale italiana. Un successo che riportò luce e orgoglio al calcio italiano, dopo anni difficili.
–I CONDOTTIERI: la guida di un gruppo vincente
Alla guida di quel gruppo magnifico il C.t. Roberto Mancini che, con le sue scelte, il suo stile e le sue idee di gioco diede un’identità e un valore a una nazionale composta da giocatori che avevano l’ambizione di riscattarsi dopo l’esclusione dolorosa dai mondiali del 2018.
Ad affiancarlo in questo magnifico percorso, il suo gemello del gol Gianluca Vialli, un uomo esperto di calcio e con valori umani eccezionali, recentemente scomparso per una brutta malattia e oggi pianto da tutto il mondo del calcio; Daniele De Rossi, ex capitano della Roma, scelto dal C.t. per arricchire lo staff e portare esperienza e carattere da trasmettere nello spogliatoio ed infine Lele Oriali, il più esperto dello staff, spalla perfetta per Roberto Mancini, oggi tassello fondamentale al fianco di Conte a Napoli.
Sin da subito, quell’insieme di competenza, passione e leadership fece percepire ai tifosi che qualcosa stava cambiando: l’Italia tornava a fare sul serio.
-IL GRUPPO SQUADRA: esperienza, talento e personalità
Il 2 Giugno 2021 il C.T comunicò la lista dei convocati e tra i nomi di spicco di quella rosa ricordiamo con entusiasmo: Gigio Donnarumma che probabilmente in quel torneo si consacrò come uno dei migliori portieri al mondo; in difesa il capitano Giorgio Chiellini che, al suo ultimo europeo in carriera risultò il vero e proprio leader di quella nazionale, sia in campo che fuori; il compagno di reparto Leonardo Bonucci, decisivo per atteggiamenti, esperienza e soprattutto per il gol in finale e Leonardo Spinazzola, la vera sorpresa di Euro 2020, a mio avviso il giocatore più decisivo di quella nazionale fino al momento del grave infortunio subito ai quarti contro il Belgio che, mise fine al suo spettacolare europeo.
Il reparto dei centrocampisti era composto da giocatori di grande qualità ed esperienza e presentava i nomi di Jorginho che, nelle idee del C.t. era il mediano ideale e punto cardine del suo centrocampo, oltre che essere un rigorista formidabile (unico errore in finale); Nicolò Barella, centrocampista totale dai piedi educati e dai polmoni d’acciaio, capace di abbinare importanti coperture difensive e grandi inserimenti offensivi, vi invito a riguardare il gol che fece contro il Belgio ai quarti di finale per capire la sua importanza in quella formazione ed infine Marco Verratti, il centrocampista più qualitativo di quella squadra, dotato di piedi raffinati, un’intelligenza tattica e una visione di gioco non comuni.
Da non dimenticare in quel reparto l’importanza dei ricambi, tra cui Matteo Pessina, giovane centrocampista che a quell’Europeo non avrebbe dovuto partecipare, venne chiamato in extremis da Mancini per sostituire l’infortunato Sensi e si rivelò un jolly fondamentale per le rotazioni del centrocampo, per gol, inserimenti e qualità e non ultimo Manuel Locatelli, il ricambio naturale di Jorginho, autore di buone prestazioni e gol importanti ai gironi.
Passiamo ora al reparto offensivo dove il C.t. Mancini scelse Ciro Immobile come centravanti, allora bomber della Lazio, che all’europeo purtroppo non segnò quanto ci si aspettava da uno come lui; come esterni d’attacco Lorenzo Insigne, tassello inamovibile di quel reparto, giocatore rapido ed imprevedibile, dotato di colpi spettacolari come il gol del momentaneo 2/0 ai quarti contro il Belgio, che vi invito a riguardare per complessità e infinita bellezza e infine gli importantissimi Domenico Berardi e Federico Chiesa, il primo iniziò l’Europeo come titolare della fascia destra, ma alla lunga uscirono il talento e i lampi di genio del giovane esterno figlio d’arte, che si prese in mano la nazionale e ne divenne il leader tecnico, suoi i gol fondamentali per il passaggio del turno degli ottavi contro l’Austria e in semifinale contro la Spagna.
Da menzionare Andrea Belotti, spesso chiamato in causa per sostituire Ciro Immobile e Federico Bernardeschi ricambio di lusso e jolly d’attacco.
-IL PERCORSO: dal sogno di Roma, alla conquista di Wembley
L’Italia di Mancini iniziò il suo percorso all’Europeo l’11 Giugno 2021 in casa, all’Olimpico di Roma, stadio dove giocò tutte le partite del suo girone.
Il C.t. già a partire dal primo incontro schierò la sua Italia con un 4-3-3, modulo a sua detta ideale per far esprimere al meglio tutti i giocatori da lui convocati.
I risultati del girone (tre vittorie su tre): 3-0 contro la Turchia, 3-0 contro la Svizzera e 1-0 contro il Galles alimentarono l’entusiasmo intorno a quel gruppo e a quella squadra in vista degli ottavi.
Agli ottavi ci attendeva una partita complicata a Londra contro l’Austria, terminata
2-1 per noi dopo i tempi supplementari con un grande Chiesa protagonista.
A mio avviso il momento in cui noi tifosi capimmo che quella squadra e quel gruppo avevano una forza e una coesione speciale, fu non appena venne annullato il gol di Arnautovic (che se fosse stato convalidato, avrebbe avvicinato e non di poco la qualificazione all’Austria), momento nel quale i nostri giocatori presero in mano la partita e con fame, idee e cattiveria agonistica riuscirono a cambiare l’inerzia del match e a vincere una sfida complicatissima.
Una volta superato lo scoglio Austria, l’Italia volò a Monaco di Baviera per i quarti di finale, dove l’aspettava il Belgio dei fratelli Hazard. La partita nel primo tempo fu quasi a senso unico, 2 le reti di vantaggio accumulate grazie ai gol stupendi di Barella e Insigne, ma il gol di Lukaku nel recupero del primo tempo e il grave infortunio di Spinazzola (che fino a quel momento dell’Europeo si era dimostrato imprescindibile e in forma totale) spaventarono l’ambiente e complicarono il secondo tempo. L’Italia però era ormai in fiducia e unita verso un unico obiettivo e con determinazione chiuse la partita sul 2-1 e si qualificò per la semifinale.
Tornati alla volta di Londra, a Wembley si presentò la Spagna di Luis Enrique, un vero test di forza, una delle nazionali più forti di sempre, un ultimo ostacolo verso la finale. La partita durò 120 minuti compresi i supplementari e il risultato finale fu 1-1, altro gran gol di Chiesa (del momentaneo vantaggio), che purtroppo non bastò. A decidere quell’incontro furono i calci di rigore, che videro trionfare la nostra nazionale con protagonista Gigio Donnarumma straordinario nel parare il rigore decisivo ad Alvaro Morata.
L’Italia conquistò la finale, che si disputò l’11 Luglio 2021 a Londra a Wembley contro l’Inghilterra.
Aneddoto molto divertente dei giorni precedenti la finale riguarda molti tifosi inglesi che, avendo dalla loro i pronostici legati al fattore campo (si giocava in casa loro) e alla storia (l’Inghilterra non vinceva un trofeo da tantissimi anni), erano talmente convinti di avere il trionfo “in tasca” che si tatuarono la coppa dell’europeo o la famosa frase “is coming home” prima di disputare la finale.
Tralasciando gli aneddoti, ora molto piacevoli per noi italiani, si arrivò al giorno della finale, la partita iniziò malissimo per l’Italia, subito dopo 2’ andammo sotto con gol di Luke Shaw, per lunga parte del primo tempo i nostri ragazzi non riuscirono a reagire e sembravano in balia dell’avversario, forte del vantaggio e spinto da un pubblico in fermento e già in festa. Nella ripresa però l’Italia scese in campo con la personalità e lo spirito che l’aveva contraddistinta per tutto il torneo e il gol di Leonardo Bonucci dell’1-1 cambiò la storia di quella finale. Il risultato rimase invariato anche alla fine dei supplementari, dunque si ripresentarono nuovamente i calci di rigore.
Ricordo quei calci di rigore come una mezz’ora di tensione massima in cui tutti noi italiani, appassionati e non, ci fermammo davanti alla televisione per tifare gli azzurri.
Dopo due rigori eravamo in svantaggio a causa dell’errore di Belotti, il seguente errore di Rashford (sul palo) fu la scintilla che rianimò i nostri ragazzi, in particolare il nostro portiere, Gigio Donnarumma che parò gli ultimi due calci di rigore a Sancho e Saka e che ci permise di laurearci Campioni d’Europa.
COSA CI LASCIA EURO 2020
Dopo anni di buio era tornata la luce e l’Italia sembrava essersi rilanciata.
Euro 2020 ha insegnato che competenza, unione e fiducia possono riportare in alto anche chi sembrava totalmente in difficoltà e senza speranze.
Quel gruppo scrisse un pezzo importante della storia del calcio italiano e anche se per poco tempo, ricordò a tutti il valore e l’importanza di indossare la maglia azzurra. Oggi, rileggere la storia o gli aneddoti di quella cavalcata o rivedere gli highlights di quelle partite non è solo nostalgia: è un modo per capire quanto i dettagli, la competenza e un gruppo composto da giocatori coesi e di qualità possano fare la differenza e rilanciare chiunque in qualsiasi momento.