CALCIO LO SCANDALO DI CALCIOPOLI

I fatti:

Nel 2004 nessuno avrebbe immaginato che un’indagine nata quasi per caso avrebbe stravolto per sempre il calcio italiano. La Procura di Napoli stava seguendo una pista laterale, riguardante presunti illeciti legati alla sicurezza negli stadi e alla gestione societaria di Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus. Ma durante quelle verifiche emerse qualcosa di molto più grande. Ovvero una enorme mole di intercettazioni telefoniche che coinvolgeva dirigenti di primo piano e membri dell’Associazione Italiana Arbitri. Quelle conversazioni, seppur prive di evidenze di corruzione economica degli arbitri, rivelavano un sistema in cui si cercava di indirizzare le designazioni, e di ottenere gli arbitri ritenuti più graditi alle società. Un gioco di influenze sotterranee, fatto di pressioni, rapporti privilegiati e richieste più o meno esplicite. Secondo gli inquirenti, al centro di questo meccanismo c’era Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Che insieme a Giraudo, avrebbe costruito una rete informale capace di dialogare costantemente con i designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. Le intercettazioni mostrarono anche contatti significativi tra dirigenti di Milan,Fiorentina, Lazio e Reggina con i responsabili arbitrali, oltre a tentativi di condizionare i guardalinee. Più che la manipolazione diretta delle partite, l’accusa parlava di una gestione pilotata del sistema arbitrale. Portando ad orientare le designazioni per avere arbitri considerati affidabili. Un sistema che, per la Procura Federale, metteva in discussione la regolarità complessiva del campionato. Il caso esplose in pubblico nel maggio 2006, a poche settimane dall’inizio dei Mondiali di Germania. Quando vennero pubblicati dalla rivista l’Espresso sotto il nome de “il libro nero del calcio” le trascrizioni di centinaia di intercettazioni, alimentando giorno dopo giorno un clima da scandalo nazionale. La F.I.G.C. fu travolta dalle polemiche, il presidente Franco Carraro si dimise, e la federazione venne commissariata. Si decise di agire con un processo sportivo senza perdite di tempo, che si sarebbe dovuto chiudere entro la fine di luglio. Poiché la Uefa doveva sapere quali squadre avrebbero dovuto partecipare alle coppe europee della prossima stagione, senza dimenticare il regolare avvio e svolgimento del nuovo campionato 2006/2007. Venne nominato come procuratore federale Stefano Palazzi e come commissario straordinario Guido Rossi. Entrambi guidarono il più rapido e controverso processo sportivo della storia italiana. Le sentenze cambiarono il volto della Serie A, penalizzando:

La Juventus con la retrocessione in Serie B per la prima volta nella sua storia, con 30 punti di penalizzazione poi ridotti a 9, revoca degli scudetti 2004–05 e 2005–06, squalifiche a vita dal mondo del calcio per Moggi e Giraudo.

La Fiorentina con una iniziale retrocessione, convertita in una penalizzazione di 15 punti in classifica.

La Lazio con una retrocessione annullata, ma con 11 punti di penalizzazione in classifica.

Il Milan con una penalizzazione ridotta da 8 a 3 punti in classifica.

La Reggina venne penalizzata con 15 punti in classifica e una pesante ammenda.

Fu un giudizio senza precedenti con società punite, dirigenti squalificati, classifiche riscritte, e con il campionato 2006–07 stravolto prima ancora di iniziare.

Considerazioni Personali:

Per i reati a loro imputati e per le gravità accertate, la sentenza emanata nei confronti dei personaggi, che hanno infangato il buon nome del calcio italiano portando favori alle proprie società, è stato anche fin troppo leggera. A mio personale parere, oltre alla radiazione dal mondo del calcio e ad eventuali ammende economiche, avrebbero dovuto scontare pene detentive di lungo corso. Per essere di esempio a chiunque in futuro avesse voluto portare vantaggio per se stesso e per il proprio club in modo illecito. Lo stesso vale per le società coinvolte, non estranee ai fatti, il quale sarebbero dovute essere radiate dal calcio italiano, non retrocesse di categoria o essere penalizzate a livello di classifica. Il calcio italiano non è nuovo a fatti del genere, basti ricordare le vicende del Totonero del 1980 e del 1986. Che coinvolsero anche li calciatori, dirigenti e club. Ma tutto questo evidentemente non è servito. Spero che in futuro non si debba più verificare una situazione di illecito nel calcio italiano come avvenuto in passato. Ma se dovesse accadere, che la sentenza sia esemplare per chiunque e molto più rigida del 2006.

BITTI MARCO