Nel calcio moderno, l’attività di scouting costituisce un processo fondamentale nella costruzione ed organizzazione di squadre competitive e finanziariamente sostenibili, poiché comprendente diverse fasi (dall’osservazione all’analisi dei dati, dalla valutazione umana ed alla strategia economico-sportiva) tutte funzionali all’individuazione di giocatori con potenziale tecnico, tattico e psicologico.
Seppur le prime tracce risalgono ai primi del Novecento, è solo dagli anni ’70 in poi che lo scouting ha acquisito una prima struttura organizzativa, non più solo basata su segnalazioni e contatti personali ma su una vera e propria rete di osservatori sempre più estesa; mentre, tra gli anni ’80 e l’inizio del nuovo millennio, l’intero settore compie un vero e proprio salto di qualità, con l’introduzione in diversi club calcistici di interi dipartimenti di osservazione (utili anche per lo studio delle caratteristiche dei giocatori avversari), nonché con l’avvento delle tecnologie digitali, dei big data e delle piattaforme globali.
Oggi, quindi, lo scouting è divenuto una vera e propria scienza, in cui si fondono diverse competenze, dalla capacità di analisi allo sport management, dall’informatica ed alla psicologia sportiva e, nel quale, oltre alla mera passione, bisogna avere e saper sviluppare determinate attitudini, come la disponibilità a muoversi ed a viaggiare, l’attenzione e cura dei dettagli, l’utilizzo di un linguaggio chiaro e sintetico, la conoscenza delle lingue.
Passando, poi, alle sue caratteristiche, un moderno scouting non può prescindere da tre aspetti fondamentali: 1) analisi qualitativa, basata sull’esperienza e sull’intuizione dell’osservatore, che comprende la valutazione della struttura fisica, della tecnica individuale, della capacità tattica, della mentalità, dell’atteggiamento e della capacità di adattamento del calciatore, non solo alle situazioni di gioco ma anche al contesto (di squadra e/o ambientale) in cui è inserito; 2) analisi quantitativa di dati oggettivi (chilometraggio, passaggi riusciti, velocità, expected goals, ecc.) che permette di confrontare profili simili e di ridurre il margine d’errore; 3) integrazione multidisciplinare, caratterizzata dalla collaborazione degli scout con preparatori atletici, psicologi, match analyst e responsabili del settore giovanile, al fine di fornire un preciso quadro sul profilo di giocatore monitorato e, così, agevolare le decisioni d’acquisto.
Ovviamente per realizzare tutto ciò, ogni osservatore deve utilizzare determinate metodiche di lavoro ed appositi strumenti; quindi accanto a quelli tradizionali (Visione diretta delle partite, relazioni scritte, contatti con allenatori, agenti e dirigenti), troviamo Database, piattaforme video, software per analisi dei dati ed algoritmi predittivi.
Nonostante i grandi progressi sinora verificatisi nel settore è, a giudizio dello scrivente, comunque necessario (visto l’affidamento che società calcistiche e gli stessi calciatori ripongono nelle capacità dei vari osservatori), che lo scouting calcistico evolva sotto diversi aspetti; innanzi tutto dovrebbe essere più equilibrato il rapporto tra l’integrazione tecnologia e l’intuizione umana, visto che i dati e le statistiche devono supportare ma mai sostituire l’autenticità del giudizio dell’esperto; inoltre, bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle realtà locali e non solo alle grandi competizioni, per non pregiudicare la crescita anche di quei talenti provenienti dai campionati minori e giovanili; così come dovrà trovare sempre più spazio l’esame del profilo psicologico e sociale del giocatore (tenuto conto anche dell’ambiente da cui proviene e del rapporto con la famiglia), poiché la sua forza di volontà e la sua capacità di adattamento sono elementi determinanti per il suo successo professionale; ma lo scouting dovrebbe, altresì, evitare che le proprie attività sfocino in dinamiche di sfruttamento nei Paesi emergenti o nei vivai giovanili.
E, per raggiungere tali obiettivi, diventa essenziale proporre e realizzare anche adeguati programmi di formazione, affinché tutti gli scout possano migliorare le loro capacità di presentazione (soprattutto nei confronti di giovani calciatori), di valutazione e identificazione dei talenti, al contempo affinando il loro rapporto con le nuove tecnologie.
In conclusione lo scouting calcistico non può più essere considerata come un attività a livello empirico basata sull’intuito, bensì una disciplina strategica guidata da conoscenza, tecnologia e visione globale; infatti, l’operatore che in tale settore saprà
meglio coniugare dati e umanità, osservazione e passione, metodo scientifico e tecnologia, potrà non solo individuare i campioni di domani, ma anche contribuire a costruire un calcio più intelligente, sostenibile e umano.
Giancarlo De Girolamo