L’osservatore, nel calcio, è quella figura che si occupa di scoprire e individuare nuovi talenti o anche
analizzare i profili più interessanti per il suo club di appartenenza o l’agenzia per la quale lavora.
È un lavoro d’ombra rispetto alle figure più note, ma non di minore importanza. Infatti spesso è proprio
dalla sua valutazione che passa il futuro di un giovane calciatore.
L’osservatore deve possedere competenze trasversali che vadano dall’aspetto tecnico a quello
empatico.
Infatti, nell’analizzare la prestazione di un calciatore e le sue doti personali, deve essere in grado di
valutare aspetti come la morfologia, la somatologia, ma anche le caratteristiche tecniche, le abilità
con o senza palla, le caratteristiche tattiche e la capacità di inserirsi in un determinato sistema di
gioco compiendo i giusti movimenti. Oltre a questo, è necessario che sappia però individuare la
futuribilità del calciatore e questa passa inevitabilmente anche da aspetti caratteriali, mentali e da
quelli che considerano quali sono le persone che circondano il calciatore. È infatti possibile che un
ragazzo con ottime prospettive tecniche e tattiche possa avere delle defezioni caratteriali che gli
limitino la carriera, o ancora che possa avere intorno un ambiente non sereno che lo influenza
negativamente, si pensi a genitori o parenti ingombranti.
Insomma, l’osservatore deve essere in grado di comprendere tutto questo, non avendo neanche tanto
tempo per farlo, dato che un buon professionista deve anticipare la concorrenza.
Le caratteristiche che rendono un osservatore che lavora per un club o per un agenzia, ma anche per
una federazione, non possono non includere la capacità di massimizzare il proprio lavoro per far sì che
ci sia un impatto positivo anche economico per il soggetto per cui lavora. E per riuscire a ottimizzare il
proprio lavoro, uno scout moderno non può prescindere totalmente dalla data analysis, ovvero da
quel processo di raccolta dati e statistiche che aiutano in maniera oggettiva l’osservatore a valutare il
calciatore oggetto di interesse.
A mio parere, e non solo, però, il dato non può prescindere a sua volta dalla componente umana, data
dall’occhio vivo, in grado di cogliere sfumature e aspetti che un dato informatico non può cogliere,
ossia i processi che portano a certe scelte di un calciatore in campo, o banalmente aspetti mentali,
emotivi, ma anche fattori esterni come le condizioni del meteo.
Pertanto, non è possibile valutare un calciatore senza averlo visto dal vivo almeno un paio di volte, in
condizioni diverse, tenendo conto che si sta pur sempre analizzando un essere umano, e per questo,
chi più di un altro essere umano può comprenderne i comportamenti?
Con questo non si vuole assolutamente sminuire l’utilizzo e l’utilità dei dati, che forniscono elementi
concreti e obiettivi sui quali costruire un parere e una scelta. Scelta che poi, non dimentichiamo, sarà
pur sempre dettata dalla soggettività di ogni singolo osservatore.
a cura di Valerio Cirillo