Prendendo in prestito una massima di Roy T.Bennett, il cambiamento non porta sempre crescita. Ebbene, si potrebbe dire che il marketing applicato al calcio abbia come sua sfida più ambiziosa quella di vincere una tendenza di consumo molto volubile. Questo perché il risultato finale è un fattore determinante, che incide sulla volontà o meno da parte del proprio pubblico di riferimento di acquistare o meno determinati prodotti. La programmazione dunque, deve tenere conto di questo fattore di rischio, cercando quindi l’equilibrio tra risultati nel breve e nel medio-lungo periodo. Le attività di promozione diventano spesso un ponte tra il club/azienda e i propri stakeholder: sono tanti gli esempi di campagne pubblicitarie che puntano alla partecipazione diretta del pubblico, con concorsi a premi o iniziative che coinvolgano la fan base. Il cambiamento però non coinvolge soltanto i risultati: anche i componenti di una squadra possono mutare, portando dunque intere campagne di marketing a cambiare pelle. La perdita di un calciatore importante costringe infatti ad una radicale trasformazione nelle strategie, non avendo più un potenziale asset di vendita per magliette, gadget o spot pubblicitari. Per concludere, si può affermare senza troppa paura di sbagliare come il calcio sia lo sport meno pronosticabile, in cui conciliare i risultati economici con quelli sul campo è fondamentale. Il tutto sempre in funzione del proprio pubblico, anch’esso soggetto ad un cambiamento molto repentino nei giudizi in base al rendimento sportivo.
Luca Ottaviano
A mio parere, il Marketing calcistico è diverso è davvero diverso da tutti gli altri
tipi di Marketing. Nel calcio non si parla solo di vendere un prodotto, ma di
trasmettere EMOZIONI, APPARTENENZA e PASSIONE. I tifosi non sono
clienti qualsiasi, vivono la squadra come una parte di sé, e questo rende la
comunicazione più intensa e sentita. Anche (soprattutto) i risultati che sia una
singola vittoria o una sconfitta, influenzano tantissimo l’immagine del club,
cosa che non accade negli altri settori. Inoltre, ogni squadra ha una storia, dei
valori e una tradizione che devono essere rispettati e valorizzati. Penso che
gestire un brand calcistico significhi saper parlare al cuore delle persone. Mi
colpisce anche come le società debbano bilanciare il legame con il territorio
con la necessità di attrarre tifosi a livello globale. In fondo. il calcio è
emozione pura e il Marketing deve sapersi adattare costantemente.
Samuel Claps
Come ben spiegato a lezione dal Responsabile dell’area Marketing e Sponsorizzazioni della
S.S.Lazio Marco Canigiani, possiamo fare una distinzione tra Marketing Calcistico e Marketing
generale partendo col dire che il Marketing è l’insieme di strategie introdotto da organi competenti
di un’azienda attui a promuovere e vendere prodotti e servizi con l’obiettivo di soddisfare i bisogni
dei clienti.
E nel calcio?
Parallelamente nel calcio l’area Marketing è un insieme di attività atte ad accrescere il valore di un
club calcistico, sfruttando il calcio per promuovere prodotti concernenti ipoteticamente l’azienda
alla quale a capo figuri il presidente del club stesso. Le attività includono sponsorizzazioni di ogni
tipo, merchandising, l’uso di contenuti premium e l’uso dei social network per raggiungere un
pubblico più ampio e coinvolgerlo in ogni attimo della propria giornata, non solo alla partita.
Quali sono gli obiettivi principali?
Ovviamente il primo su tutti è l’aumento dei ricavi, cercando di attrarre un pubblico più ampio dei
semplici tifosi creando un intrattenimento che permetta di essere partecipe anche un semplice
appassionato di calcio.
Sicuramente l’introduzione a 360º di molte aree che ora girano intorno al calcio, di cui il
marketing, stanno di fatto cambiando questo sport poco alla volta forse senza che nessuno possa
accorgersene, ma l’idea di globalizzare le società, allargando gli orizzonti e spostando la visibilità
da un gioco di provincia ad eventi mondiali con spettatori da ogni parte del mondo porta proprio
la crescita di questo sport così bello che è il calcio. Quindi in primis da spettatore e magari un
giorno da futuro impiegato in questo settore spero vivamente che si possa far di tutto affinché
non si perda mai l’essenza del vero gioco, senza cambiare le basi solide che ormai sono presenti
da centinaia di anni.
Gaetano De Rosa, Università del Calcio