Regolamento FIFA sullo Status e Trasferimento dei Calciatori 

Come valutare il regolamento status trasferimento calciatori in un’ottica di ritorno alle società che costruiscono il talento

Nel calcio di oggi, dove i trasferimenti muovono cifre sempre più alte e il mercato sembra spesso dettare le regole del gioco, è facile dimenticare da dove tutto comincia davvero: dalle società che formano i giovani, li accompagnano, li sostengono e credono in loro prima che diventino calciatori.
Il Regolamento FIFA sullo Status e Trasferimento dei Calciatori nasce per dare un ordine a tutto questo e per provare a restituire equilibrio a un sistema che, senza tutele, rischierebbe di penalizzare proprio chi il talento lo costruisce.

La rivoluzione iniziata con la sentenza Bosman ha cambiato per sempre il modo di concepire il mercato.
La libertà contrattuale dei giocatori è diventata un diritto imprescindibile, ma ha creato anche una conseguenza evidente: il rischio era che molte società formatrici vedessero andare via i propri giovani senza alcun ritorno, nonostante anni di lavoro, investimenti e cura quotidiana. Da qui è nata la necessità di introdurre strumenti che riequilibrassero il sistema.

L’indennità di formazione e il contributo di solidarietà vanno proprio in questa direzione.
L’indennità di formazione premia le società che hanno formato un calciatore tra i 12 e i 21 anni, e può essere pagata fino alla stagione in cui compie 23 anni.
Il contributo di solidarietà scatta invece quando un giocatore viene trasferito prima della scadenza del contratto: il 5% del prezzo del trasferimento viene diviso tra le società che lo hanno formato tra i 12 e i 23 anni.

Sono meccanismi che, almeno nelle intenzioni, premiano il lavoro silenzioso e fondamentale dei vivai.

Formare un ragazzo all’interno del settore giovanile non significa soltanto allenarlo: significa dargli un contesto, sostenerlo nelle difficoltà, offrirgli strumenti, riferimenti e valori.
Dietro ogni calciatore affermato c’è un percorso fatto di persone, energie e scelte che spesso nessuno racconta. È questo il cuore della funzione sociale delle società sportive: trasformare un talento grezzo in un giovane adulto pronto al mondo.

Nonostante ciò, il sistema attuale presenta ancora dei limiti evidenti.
Molti club, soprattutto quelli più piccoli, incontrano difficoltà nel far valere i propri diritti: la burocrazia è complessa, il tracciamento delle informazioni non sempre è immediato e non tutti i trasferimenti generano compensi adeguati. In alcuni casi, le società che hanno cresciuto un calciatore finiscono per non ricevere nulla, pur avendo contribuito in modo decisivo alla sua crescita.

Un effetto collaterale possibile è che alcuni club professionistici rimandino la firma del primo contratto per ridurre i costi dell’indennità di formazione, con il rischio di penalizzare chi ha accompagnato davvero la crescita del giocatore.

Per questo sorge spontanea una domanda: come può il regolamento diventare davvero uno strumento efficace per restituire valore a chi forma i talenti?
Forse servono procedure più semplici, un TMS ancora più automatizzato, controlli chiari e una maggiore responsabilizzazione delle società professionistiche.
Serve soprattutto un cambio di prospettiva: capire che investire nella formazione non è una spesa, ma un modo per rendere sostenibile tutto il sistema.

Il regolamento sullo status e trasferimento dei calciatori è un passo importante. 

Mette ordine in un sistema complesso e riconosce il ruolo fondamentale delle società che formano i talenti.
Ma per rispondere davvero alle esigenze delle società formative, deve continuare a evolversi, ridurre le distorsioni del mercato e restituire valore a chi il talento lo costruisce ogni giorno con pazienza, professionalità e passione.

Matilde Veneri 

Matilde Veneri