Ci sono favole che il tempo non cancella, ma anzi rende ancora più luminose.
Nel calcio italiano del nuovo millennio, tre in particolare hanno trasformato il sogno in realtà: il Chievo dei miracoli, l’Atalanta diventata Dea d’Europa e il Bologna che, dopo oltre mezzo secolo d’attesa, è tornato a vincere e a far sognare una città intera.
Pochi però sanno che, dietro queste storie, c’è un filo invisibile che le unisce tutte: l’impronta discreta ma decisiva di Giovanni Sartori, l’uomo che ha costruito successi restando sempre lontano dai riflettori.
IL METODO SARTORI
Giovanni Sartori inizia la sua carriera da dirigente nel 1992 al Chievo Verona, quando il club è ancora in Serie C1. Con una visione lucida e un metodo fondato su organizzazione, scouting e passione, trasforma una società di quartiere in una realtà stabile della Serie A. Il capolavoro arriva nella stagione 2000-2001, con la storica promozione nella massima categoria sotto la guida di Gigi Delneri, seguita dalla partecipazione ai preliminari di Champions League e a due edizioni della Coppa UEFA. Insieme al presidente Luca Campedelli, Sartori diventa il vero architetto del “Chievo dei miracoli”, scoprendo e valorizzando talenti come Pellissier, Amauri, Barzagli, Corini e Perrotta. Quando lascia Verona nel 2014, il suo Chievo è ormai un modello di gestione e crescita sostenibile.
Nel 2014, dopo oltre vent’anni a Verona, Giovanni Sartori approda all’Atalanta, trovando una realtà diversa ma pronta a crescere. Anche qui parte dalla sua formula collaudata: organizzazione, scouting e Passione. In pochi anni contribuisce a trasformare il club bergamasco in una potenza stabile del calcio italiano ed europeo, lavorando in sinergia con la proprietà Percassi e con l’allenatore Gian Piero Gasperini. Sotto la sua direzione, l’Atalanta costruisce una rete di osservatori tra le più efficienti d’Europa, capace di scoprire e valorizzare talenti come Kessié, Cristante, Bastoni, Caldara, Gosens, De Roon, Kulusevski e Hateboer. Più di 164 milioni di utili complessivi. Sartori lascia la Dea dopo la stagione 2021-2022 collezionando tre terzi posti consecutivi in Serie A, due finali di coppa Italia , sfiorando una leggendaria qualificazione alle semifinali di Champions League e gettando le basi per la vittoria dell’Europa League 2023-2024 .
Il suo è uno stile di un direttore sportivo d’altri tempi, meticoloso e instancabile, che ha costruito la sua carriera sull’attenzione ai dettagli e sui rapporti umani. Non usa WhatsApp, per parlargli bisogna farlo di persona o al telefono, e questo dice molto del suo modo di vivere il calcio: concreto, diretto, analogico. Sartori non cerca il colpo a effetto, i suoi acquisti sono funzionali e pragmatici, una strategia mirata sulla diversificazione del rischio e soprattutto sul suo occhio: «Come scelgo i giocatori? Mi fido il giusto della tecnologia. Per età e convinzione vado sui campi. Ai tempi dell’Atalanta vedevo 200 partite live all’anno”. Un vero e proprio stacanovista insomma.
IL DESTINO ROSSOBLU
“il lavoro quotidiano, la passione, l’impegno e la riconoscenza alla società, non conosco altre strade “, si presenta così Giovanni Sartori al Bologna. Per lui questa non è una tappa qualunque, ma un segno del destino, il papà infatti era tifoso del grande bologna, “lo squadron che tremare il mondo fa”. L’obiettivo è chiaro: tornare a far sognare una città. L’approccio è il solito: investire, valorizzare, crescere, raccogliere. I primi colpi non tardano ad arrivare, tra i più impattanti ricordiamo Zirkzee, Posch, Ferguson e Lucumì acquistati durante la prima sessione estiva, che gli valgono il soprannome di cobra. Le risposte arrivano: il Bologna chiude al nono posto nella parte sinistra della classifica, miglior piazzamento degli ultimi 20 anni.
Nella stagione successiva, Sartori consolida il progetto con mosse decisive. Dal Basilea arrivano due acquisti destinati a diventare simboli del nuovo Bologna: Riccardo Calafiori, difensore moderno e duttile e Dan Ndoye, esterno dotato di grande velocità. Arriva anche un giovanissimo Santiago Castro, prelevato durante la sessione invernale dal Vélez. In panchina, Sartori sceglie di puntare con decisione su Thiago Motta, intuendone le qualità di leader e innovatore. È una scelta coraggiosa, ma perfettamente in linea con la sua filosofia: investire su chi ha fame, idee e personalità. Decide inoltre di privarsi di Marko Arnautović, simbolo della vecchia gestione, per aprire definitivamente le porte a una squadra giovane, dinamica e costruita secondo logiche di sostenibilità. I risultati, ancora una volta, parlano per lui. Il Bologna chiude al quinto posto qualificandosi in Champions League: è storia.
L’annata calcistica 2024-2025 si apre con le partenze di due dei grandi protagonisti della scalata europea: Zirkzee passa al Manchester United per 42,5 milioni di euro, Calafiori viene acquistato dall’Arsenal per 45 milioni di euro + 5 di bonus, un’altra opera d’arte del cobra. In panchina, l’addio di Thiago Motta, destinato alla Juventus, rappresenta una sfida delicata. Ma ancora una volta Sartori dimostra equilibrio e lungimiranza, scegliendo un tecnico capace di portare avanti il progetto senza snaturarlo. Il valore della rosa supera i 230 milioni di euro, la media spettatori al Dall’Ara cresce oltre le 30.000 presenze a partita e l’entusiasmo della città è ai massimi storici. La definitiva consacrazione arriva il 14 Maggio 2025 con la vittoria della coppa Italia ai danni del Milan, vittoria che riporta un trofeo sotto le due torri dopo quasi mezzo secolo e che inserisce i felsinei tra le big del calcio italiano.
Credo che ormai sia chiaro a tutti, i successi ottenuti dal Bologna negli ultimi anni non sono un caso o una magia, ma frutto di un metodo di lavoro preciso, strutturato e coerente che porta la firma di Giovanni Sartori: IL COBRA.