L’attività di scouting rappresenta quel lavoro silenzioso e spesso invisibile, volto alla ricerca e selezione del personale, ovvero quel materiale umano che l’allenatore impiegherà per la costruzione del sistema di gioco, ovvero, più prosaicamente, per le battaglie del fine settimana. Lo scouting, dunque, è propedeutico al recruiting, e non può essere diversamente, in quanto a monte ci deve essere sempre un’opera di selezione più o meno rigorosa, finalizzata alla ricerca del talento o della necessità. Quest’ultima è una componente da tenere in considerazione, in quanto l’analisi deve essere fatta, in primis, sulla funzionalità del calciatore col progetto tecnico del club. Progetto guidato o dalla necessità della plusvalenza, attraverso il player trading, o dall’ambizione di costruire una squadra competitiva. Dunque, a seconda del parametro, l’osservatore agisce, valutando ed analizzando ciò che il materiale umano calcistico offre a livello nazionale ed internazionale.
Lo scout, per queste ragioni, svolge un ruolo davvero necessario, perché consente al club di appartenenza di crescere economicamente e, soprattutto dal punto di vista sportivo. Deve essere, inoltre, un’attività scrupolosa, ma allo stesso tempo circoscritta ad un determinato periodo di tempo, infatti un reparto scouting efficiente riesce ad ottenere informazioni capaci di mettere il club nella posizione di scegliere se ingaggiare o meno il calciatore. E la rapidità gioca un ruolo fondamentale, in quanto permette di arrivare in modo rapido su un profilo particolarmente interessante, giocando d’anticipo su gli altri club interessati.
Inquadrata la posizione e la funzione dello scout, occorre ora individuare le fasi della scelta, ovvero cosa e come osservare. Senza dubbio il primo aspetto è più intuitivo in quanto si basa sull’inquadramento del giocatore in campo. Fase di riscaldamento, posizionamento tattico nell’undici, caratteristiche fisiche, sistema di gioco entro cui si muove e contro cui gioca. Questi sono tutti elementi iniziali da valutare. Ad essi devono seguire valutazioni razionali circa il comportamento in campo, come la valutazione circa la massimizzazione degli aspetti dominanti, ovvero come il giocatore sfrutta i suoi punti di forza, e la capacità di compensazione degli aspetti deboli, ovvero la gestione e la consapevolezza dei punti critici. Queste sono due variabili assai rilevanti, poiché se il calciatore è pienamente consapevole di quelli che sono i suoi punti deboli, allora eviterà determinate situazioni che lo inducono all’errore. E, viceversa, l’avversario deve possedere l’intelligenza tattica tale da forzare proprio quei punti deboli.
Infine, gli ultimi aspetti da considerare attengono ai parametri fisici (struttura, velocità, agilità, rapidità di esecuzione, gioco aereo, resistenza) e psicologici (reazione agli errori, aggressività, concentrazione lungo tutta la partita). Proprio su quest’ultimo aspetto occorre soffermarci per capire se il calciatore che si sta visionando è un leader o un follower. Questo è un aspetto dirimente perché il leader potenzialmente dimostrerà tali qualità anche in altri contesti, emergendo sul gruppo, guidando la squadra in campo. Viceversa il follower risulterà un giocatore meno esuberante, meno caratteriale, magari altrettanto utile nell’ecosistema di squadra, ma sicuramente più rischioso da scegliere.
Quest’ultimo aspetto conduce ad una riflessione circa le modalità di valutazione, ovvero il tempo e il metodo. Una valutazione completa dovrebbe contenere al suo interno almeno tre partite, un avversario di pari livello e fasi diverse della stagione, così da avere tre fotografie temporali della stagione del giocatore in questione. Evitando, in tal modo, l’ “overosservazione”, cioè l’analisi di troppe prestazioni del giocatore, perché dieci partite in più non lo renderanno un calciatore migliore.
Giungiamo così all’ultimo aspetto, probabilmente il più controverso, il metodo. Nel calcio delle fazioni, degli schieramenti, anche il metodo trova due tifoserie, ovvero l’utilizzo dei dati e la visione live, allo stadio, del giocatore. In medio stat virtus, il dato è un elemento fondamentale per la ricerca del parametro e per la scrematura del risultato, dopodiché la scelta live, la sensazione che la realtà offre diventa insostituibile poiché la valutazione non può subire una meccanicizzazione così grossolana e definitiva.
Queste ultime considerazioni, dunque, permettono di evidenziare l’insostituibilità del reparto scouting nella sua interezza, baluardo del valore umano irriducibile di ogni club, a qualsiasi livello.
MARCO MARIA GENTILE