Lo scout calcistico è una figura d’ombra nel calcio, che spesso lavora lontano dalla luce dei riflettori e dagli schermi ma svolge un ruolo di fondamentale importanza, sia per i grandi club professionistici che per il settore dilettantistico e giovanile. Il compito di questa figura consta nell’esaminare vari profili per scoprire nuovi talenti o fornire un resoconto su giocatori già affermati, al fine di rispondere alle richieste di club o anche agenzie di procura. È un lavoro che richiede particolare impegno e concentrazione, soffermandosi principalmente su dettagli che la maggior parte delle volte sfuggono ad un occhio non allenato, ed è proprio questo che differenzia lo scout da un qualsiasi appassionato. Le modalità di selezione dei calciatori non si basano esclusivamente sull’abilità del profilo interessato, ma devono rispondere anche all’esigenza del club e ai parametri tecnici (dell’allenatore) ed economici (plusvalenze e guadagno potenziale), permettendo alle società di ridurre al minimo l’impatto economico, garantendo un progetto tecnico continuativo. L’osservazione culmina con la stipulazione di un resoconto finale, la quale sarà composta dalla descrizione del calciatore su più fronti e da un commento finale.
Ma cosa e come si osserva un giocatore? È importante focalizzarsi su più aspetti, tecnico-tattici, fisici e cognitivi, iniziando lo studio già prima del calcio d’inizio. Di aiuto può essere certamente osservare l’approccio alla partita e dunque il riscaldamento, come il calciatore entra in campo e quanto appare determinato sull’obiettivo partita. Dal fischio d’inizio, si parte individuando il ruolo, la disposizione tattica di entrambe le squadre e le caratteristiche fisiche generali, per iniziare a delineare i contorni del nostro profilo. I primi spunti che balzano all’occhio attengono necessariamente ai parametri fisici: individuare altezza e peso in linea sommaria, la struttura muscolare sia nella parte inferiore che superiore, la resistenza nei novanta minuti, l’abilità nel gioco aereo, la velocità con e senza palla e la rapidità di esecuzione. Una volta chiarito il ruolo di competenza, possiamo ricercare caratteristiche tecniche richieste per quel tipo lavoro. I parametri offensivi riguardano la bravura del profilo palla al piede, perciò si ricerca abilità nel controllo palla, la distribuzione nel corto/lungo, la gestione della palla sotto pressione, se è abile nel dribbling e se massimizza le palle inattive. In un difendente l’aspetto principale è l’1 vs 1 e la marcatura, seguono la capacità di anticipo e intercetto, il gioco aereo e il tempismo nell’affondare un contrasto. Risalta poi le capacità tattica nelle due fasi, lo scanning prima della giocata e l’adattabilità a variazioni nel corso del match. In una valutazione complessiva bisogna poi tener conto di come e se il calciatore è riuscito a massimizzare gli aspetti dominanti, compensando così quelli più deboli. Dal mio punto di vista l’aspetto su cui è più importante effettuare una valutazione attenta è decisamente quello cognitivo, poiché rispetto ai precedenti è difficilmente migliorabile e gioca un ruolo di estrema importanza, specialmente per la crescita del soggetto. Ci si deve focalizzare sugli aspetti più sottili, dal linguaggio del corpo alla reazione agli errori.
Questi sono i principali parametri che danno vita alla struttura del report finale sul profilo interessato, con i quali si cerca di dar vita ad una descrizione quanto più oggettiva possibile. Nonostante ciò, in questo mondo non si può non tener conto del lato soggettivo: le proprie preferenze personali e cosa ci viene trasmesso dal campo sono punti che non devono essere trascurati perché spesso sono figure sintomatiche di un vero e proprio talento, pertanto l’osservazione è preferibile se svolta dal vivo.
A cura di Simone Polverino