COSA CAMBIA NEL MONDO DEL CALCIO ? LA SENTENZA BOSMAN

Sono d’accordo con quanto stabilito nella sentenza Bosman, per quanto concerne la possibilità di libera circolazione dei giocatori al pari di tutti gli altri lavoratori subordinati, in quanto non ritengo giusto che la crescita e le legittime ambizioni di un calciatore possano essere potenzialmente compromesse, poiché subordinate all’incontro delle volontà della squadra di provenienza e di quella di destinazione in merito al pagamento dell’indennizzo. 

Di contro, ritengo inaccettabile il potere contrattuale (praticamente smisurato) oggi acquisito, quale conseguenza della predetta sentenza, dai calciatori e manifestato dai loro procuratori, poiché in questo modo tutto il sistema calcio rischia di rimanere sorretto soltanto da società/imprenditori che possono contare su una disponibilità economica illimitata, e da cui verranno sempre più velocemente escluse tutte quelle realtà societarie dove la grande passione per questo sport si scontra con le esigenze di bilancio e dove, molto spesso, gestioni finalizzate a mantenere la competitività della squadra, ma non particolarmente avvedute nella valutazione dei costi, finiscono per portare la medesima società al fallimento e, dunque, alla scomparsa dal panorama calcistico.

Ecco, perché, a giudizio di chi scrive, al fine di arginare il predetto sempre maggior divario in termini di potere contrattuale, dovrebbe essere fissato un limite nei compensi riconosciuti ai giocatori acquistati a parametro zero ed ai loro procuratori.

Giancarlo De Girolamo  

Sono favorevole alla sentenza Bosman perché ha senza dubbio rappresentato una svolta importante nel mondo del calcio. Prima del 1995 i giocatori erano di fatto legati ai club anche dopo la scadenza del contratto, una condizione ingiusta che negava loro la libertà di scegliere il proprio futuro professionale. La decisione della Corte di Giustizia Europea ha finalmente riconosciuto ai calciatori gli stessi diritti di qualunque altro lavoratore, garantendo la libera circolazione e la possibilità di trasferirsi a parametro zero. Allo stesso tempo, però, ha trasformato profondamente il calcio moderno: gli ingaggi e il potere degli agenti sono aumentati, e le differenze economiche tra grandi e piccoli club si sono accentuate. In conclusione, pur riconoscendo alcuni effetti “negativi”, credo che la sentenza Bosman resti un passo avanti fondamentale per la tutela della libertà e della dignità dei giocatori.

Riccardo Ferraro,

15 dicembre 1995, la data di una sliding door per il calcio mondiale. Per un elemento in particolare, relegato sempre ai margini della discussione: alla Sentenza Bosman, c’è stata una risposta soltanto a posteriori, nel tentativo di tamponare un’emorragia che da quel giorno non ha mai arrestato il proprio flusso. La liberalizzazione del mercato e della scelta, oggi interamente in mano a giocatori e agenti, oltre a spezzare il vincolo e il parametro a favore della società, ha creato uno squilibrio nei rapporti di forza. Squilibrio a cui ancora non è stata trovata una soluzione concreta ed efficace, visto il verificarsi sempre più frequente di addii a parametro zero, o addirittura di ammutinamenti o certificati medici dalla veridicità discutibile. Fanno scuola, in questo senso, i casi Koopmeiners-Atalanta e Lookman, sempre contro la Dea.

Luca Ottaviano

Sono favorevole alla sentenza Bosman perché ha rappresentato un passo fondamentale verso la tutela dei diritti dei calciatori. Grazie a questa decisione, i giocatori possono trasferirsi liberamente alla scadenza del contratto, senza essere vincolati da richieste economiche ingiustificate da parte dei club. Questo ha contribuito a rendere il calcio europeo più equo, moderno e rispettoso delle regole del mercato e della libertà individuale.

Lorenzo Pieretti

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