La sentenza Bosman rappresenta un’importante svolta nel mondo del calcio ma soprattutto nello sport, perché elimina in maniera definitiva “il vincolo” che lega un calciatore al proprio club. Di fatto ha reso più autonomi i giocatori dandogli la possibilità di poter scegliere il contratto più favorevoled a un punto di vista economico oltre che professionale. Ovviamente ha dato una spinta in più al mercato rendendolo più aperto e soprattutto aumentando la qualità dei campionati. In sostanza, secondo la mia opinione, ha rivoluzionato il calcio nettamente in positivo e soprattutto aiutato, offrendo un mercato molto più libero senza nessun particolare obbligo, in cui ogni singolo giocatore può muoversi senza problemi, scegliendo il proprio futuro e dando una spinta significativa al sistema calcio nella sua totalità.
Giacomo Montesano
La sentenza Bosman ha senza dubbio rivoluzionato il calcio. Personalmente credo che gli aspetti negativi prevalgano su quelli positivi. Mi ritengo dunque contrario per le seguenti motivazioni. Innanzitutto ha conferito maggiore potere decisionale ai calciatori e ai procuratori, oltre ad un notevole vantaggio economico. Quest’ultimi, infatti, possono scegliere di rifiutare un trasferimento restando nel loro club fino alla scadenza del proprio contratto, per poi andarsene a parametro zero, recando così un danno economico (vedi il caso Vlahovic) e sportivo (vedi il caso De Vrij) alla propria squadra. I calciatori in questo modo hanno potuto negoziare per ottenere stipendi più alti. Ciò ha portato ad un aumento generale dei salari e di tutti gli introiti presenti nel sistema calcio, sempre più orientato al business, a discapito dei valori sportivi. D’altro canto rimuovendo il limite di calciatori comunitari all’interno delle squadre, i grandi club sono diventati più competitivi. Si è creato però un netto divario fra i top club e le squadre minori. La rimozione di tale limite ha influito anche sulle squadre nazionali, sulle quali grava l’eccessiva presenza di calciatori stranieri nei campionati. Questo fenomeno, presente soprattutto in Italia, è sinonimo di in un minore impiego dei giovani talenti, e dunque di minori opportunità per farli crescere ed emergere.
Lorenzo Pivotto
Secondo la mia visione la sentenza Bosman è stata positiva per quanto riguarda le condizioni contrattuali dei calciatori, riconosciuti a tutti gli effetti come lavoratori appartenenti all’UE. Ha permesso maggiore indipendenza, libertà da vincoli contrattuali , e soprattutto la rimozione di indennizzi da pagare alla propria società capo. Un calciatore, inteso come lavoratore, non può essere succube del proprio contratto e della propria società d’appartenenza, in quanto sono tante le variabili che possono sfociare in un cambiamento e non permettono di onorare il contratto fino in fondo , o in questo caso , cercarne uno migliore per un salto qualitativo e un guadagno più remunerativo. Un calciatore dipendente dalla propria società, non dotato di stipendio particolarmente alto, aveva particolari difficoltà alla scadenza naturale del contratto nel pagare l’indennizzo per liberarsi. Un lavoratore deve essere autonomo nella ricerca e nella facoltà di trovare le migliori condizioni contrattuali per la propria vita, a costo di dover cambiare anche Paese. A questo proposito, è vero che permettendo la libera circolazione contrattuale all’interno dell’UE ha rimosso i paletti di restrizione, portando un grande mix culturale all’interno di uno Stato, a discapito anche dei nativi ,ma è anche vero che il mondo oggi è globalizzato, si vive in società miste , integrate, ci si sposta di continuo per lavoro, le lingue sono diffuse; quindi era inevitabile fare un passo del genere per togliere le barriere. Si è ampliato il mercato, il parco giocatori si è esteso accompagnato da fondazioni, società, sponsor che curano i propri interessi alla ricerca dei migliori contratti. Seppur controversa la sentenza Bosman ha aperto una nuova via al mondo del calcio, una via forte, globale che ha arricchito il business e ha permesso all’atleta di ottenere maggior potere decisionale per la propria carriera . Questo punto ritengo sia normale e necessario dal punto di vista umano : cercare in modo indipendente per se stessi la miglior condizione possibile.
Luigi Pitale