LA SENTENZA BOSMAN

Nel 1995 la sentenza Bosman ha costituito una delle più grandi rivoluzioni del calcio in termini di trasferimenti e di parificazione dei calciatori all’interno del territorio dell’UE. Tale sentenza ha modificato in modo definitivo il mercato rendendolo più aperto e competitivo.Dal mio punto di vista, come in ogni rivoluzione, ci sono aspetti positivi e altri negativi. Se dovessi esprimere un giudizio personale, secondo me gli effetti positivi ci sono stati soprattutto nei primi anni, in cui ha rappresentato l’inizio del calcio globale attraverso la libera circolazione all’interno dell’UE e ha dato la possibilità ai calciatori di liberarsi gratuitamente a fine contratto. L’impatto positivo, a mio avviso, è stato molto importante anche in termini sociali, liberando, in parte, dalle distinzioni razziali e culturali che spesso in passato hanno pervaso la nostra società.La mia opinione globale, in sostanza, è comunque contraria alla sentenza in oggetto, poiché assai maggiori sono le conseguenze negative che hanno portato il calcio moderno a molte criticità ormai difficilmente reversibili.I motivi del mio pensiero sono molteplici, innanzitutto, tale sentenza, ha accresciuto in maniera esponenziale il potere economico contrattuale dei giocatori (facendo leva sul fatto che le società non sostengono spese di acquisto sul cartellino) e, soprattutto, dei loro agenti e procuratori, i quali hanno potuto aumentare le loro commissioni e provvigioni quasi liberamente, acquisendo sempre più posizioni di forza e di dominio nell’ambito dell’intero mondo dei trasferimenti dei calciatori. Altra conseguenza negativa è il fatto di aver ulteriormente aumentato il Gap tra i grandi ed i piccoli club, dato che i primi, potendo offrire ingaggi superiori agli atleti in scadenza, possono aumentare ulteriormente il valore delle proprie rose, beneficiando, in queste operazioni, del costo di acquisto pari a zero. Un altro fattore – conseguenza della sentenza Bosman – è l’impoverimento delle squadre Nazionali da un punto di vista tecnico, infatti con l’avvento, nei campionati nazionali, di una mole importantissima di calciatori comunitari ha portato ad una limitazione del minutaggio e del posto in rosa per tantissimi giocatori nazionali, limitandone drasticamente la possibilità di mettersi in luce e di crescere in campo.Tale aspetto è collegato alla criticità forse più importante creata da tale sentenza, ossia la ripercussione sui vivai delle società, le quali, per accrescere subito la competitività e raggiungere risultati velocemente, si sono rivolte sempre più spesso a giocatori già pronti, provenienti dai paesi UE, disponibili a parametro zero. A risentirne maggiormente, sono stai proprio settori giovanili, penalizzati in modo devastante, in termini di spazio ed esperienza. La maggior parte dei calciatori under, non avendo la possibilità di crescere e potenziarsi al fianco delle prime squadre, sono quasi sempre costretti a cercare spazio nella bagarre delle serie minori dove la formazione ed il settore tecnico sono qualitativamente più bassi e anche gli stimoli e la visibilità sono oggettivamente infinitesimali. Per concludere, la sentenza Bosman, ha tracciato il terreno per quello che il calcio rappresenta oggi, non più un semplice sport pervaso da emozioni e romanticismo, ma una vera e propria azienda, in cui gli interessi economici, il businness ed i bilanci sono molto più rilevanti e ricercati del gesto tecnico e dei risultati sportivi.

Nicola Chiarinelli