La sentenza Bosman del 1995 è una sentenza che non ha fatto altro che equiparare la posizione dei lavoratori sportivi (in questo caso dei calciatori) a quella di tutti gli altri lavoratori del territorio dell’Unione Europea. Consente inoltre ai calciatori di trasferirsi a parametro zero alla scadenza dei contratti, senzaobbligare le società di destinazione a versare indennizzi alle società di provenienza. Il diritto dell’Unionesancisce non solo la libera circolazione dei cittadini all’interno del territorio comunitario, ma anche la libertà di trasferire la propria sede lavorativa (Trattato di Schengen, 1985). Sarebbe dunque irragionevole e illegittimo negare ai soli lavoratori dello sport e del calcio questa possibilità,ponendo limiti alla presenza di calciatori stranieri nelle squadre e/o nei campionati, o negando ai calciatori stessi la possibilità di trasferirsi gratuitamente da un paese all’altro una volta scaduti i propri contratti di lavoro sportivo. E’ perciò impossibile dichiararsi “contrari” alla sentenza Bosman nel 2025, in un mondo in cui i confini tra nazioni si assottigliano sempre di più e in cui la multiculturalità e la globalizzazione sono ai massimi storici, e hanno toccato e sviluppato quasi ogni aspetto della vita delle persone. Tuttavia, questa sentenza ha avuto una serie di effetti collaterali che alla lunga stanno nuocendo all’ecosistema del mondo del calcio, e quella che in apparenza è l’applicazione di un principio libertario, ha finito, di fatto, per rendere le squadre forti sempre più forti e quelle deboli sempre più deboli, visto che il potere economico delle singole società ha avuto sempre più peso. La possibilità di acquistare calciatori a parametro zero senza dover corrispondere indennizzi ai club di provenienza ha infatti dato molto più potere contrattuale ai calciatori stessi, andando ad alzarne notevolmente gli stipendi ed aprendo dunqueun gap che per le società più modeste, che non dispongono di grandi risorse economiche, è sempre più difficile da colmare. C’è infine un effetto che ci tocca da vicino, sotto gli occhi di tutti: in Italia in particolar modo, la presenza in campo di giocatori di nazionalità italiana, dall’abolizione della regola dei 3 stranieri in poi, ha finito per diventare l’eccezione, non la regola. E’ capitato più volte di vedere squadre italiane schierate senza nessun calciatore italiano in campo (ad esempio, l’Inter nel 2010 vince la Champions League con zero calciatori italiani nella formazione iniziale.)Questo fattore, unito ai disastrosi risultati della nazionale negli ultimi dieci anni, rende necessario porsi delle domande su come tornare a valorizzare i calciatori italiani a discapito dell’ “esterofilia” che pervade sempre di più le strategie di calciomercato (ed anche di valorizzazione dei giovani) delle società italiane.Intervenire imponendo limiti alla presenza degli stranieri è ormai anacronistico e illegale, perciò andrebbero previsti degli incentivi alle società che le spingano a tentare maggiormente di formare e valorizzare i giovani calciatori italiani (ad esempio inserire anche a livello nazionale un totale obbligatorio di calciatori formati nel settore giovanile, come avviene nelle liste europee, oppure potenziare la regola degli under che già esiste nelle serie minori). Dunque, senza tornare eccessivamente indietro nel tempo, è necessario creare un sistema che non possa prescindere dalla valorizzazione dei calciatori italiani e che si preoccupi di non “lasciare indietro” le società più modeste, in particolar modo quelle delle serie minori (magari tramite una distribuzione più equa dei proventi dei diritti televisivi), in modo da rendere il calcio un prodotto ancora più appetibile al pubblico e che possa superare questo periodo di crisi sistematica dovuta anche e soprattutto a comportamenti egoisti” delle singole società.
Contattaci
Domande Frequenti
La forza del Master dell’Università del Calcio è nel suo corpo docenti: esperti riconosciuti dall’allenamento ai media, dal management alla procura, dalla medicina sportiva al marketing. La grande intuizione del direttore didattico Mario Sconcerti è stata di riunire in un unico percorso formativo professionisti di provata esperienza, che hanno lavorato per società come Milan, Juventus. Inter e Roma e testate come Corriere dello Sport, Sky, Tuttosport, Rai, Mediaset e Corriere della Sera. Questo lo rende l’unico corso oggi in Italia che offre ai suoi studenti un approfondito confronto con volti noti che lavorano in questo settore da decenni.
L’Università del Calcio è l’ORIGINALE, il primo master completo sul football nato in Italia ed è l’unico che per l’alta formazione riconosciutale ha avuto il patrocinio CONI e FIGC. Ad oggi ci sono chiaramente molti tentativi di imitazione, ma nessuno ha la nostra identità, l’esperienza formativa accumulata negli anni e soprattutto due caratteristiche fondamentali: la forza dell’eccellenza dei nostri docenti e la struttura “stage” unica in Italia.
Siamo stati i primi a nascere in Italia con un master sulla formazione nel calcio e le prime due cose alle quali abbiamo messo mano sono state la scelta dei docenti, che dovevano essere i numeri uno italiani, materia per materia e la possibilità che i nostri corsisti dopo la formazione potessero avere una strada preferenziale in modo da mettere subito in pratica la didattica acquisita in aula. Abbiamo quindi creato stage esclusivi con partner seri ed importanti. Ad oggi i nostri corsisti possono fare stage di gestione della direzione sportiva, scouting, match analyst e molto altro. Abbiamo partner in Italia ed all’estero, dove ultimamente abbiamo aperto un nuovo percorso di collaborazione con le accademy di Porto e Valencia. Uno dei nostri stage è con il gruppo di Gianluca Di Marzio, per la parte media, un altro garantito a tutti con la nostra piattaforma scouting Soccer Global Group, legata ad agenti sportivi italiani ed internazionali.
Noi non prendiamo in giro nessuno. Non abbiamo mai promesso lavoro come altri master. Sappiamo tutti che nessun corso di laurea, diploma od altro può garantire lavoro. Garantiamo la più alta formazione e se vi applicherete con estrema forza e passione otterrete certamente importanti risultati. Ad oggi in tanti anni contiamo già molte decine di nostri corsisti inseriti in vari livelli nel mondo del calcio. Noi vi formiamo, il ricambio generazionale farà il resto.
Ad oggi abbiamo formato più di 700 ragazzi. Abbiamo una statistica di quasi il 38% che ha trovato occupazione a livello di società dilettanti, professionistiche, alcuni presso agenti sportivi, società di scouting e di match analysis.
La statistica è basata semplicemente sulle informazioni che riceviamo dai stessi nostri corsisi che ci informano quando hanno trovato una occupazione. Abbiamo inoltre una chat su whatsapp dal nome UDCLUB , nel quale ci sono tutti i nostri alunni e nella quale scriviamo aggiornamenti ed anche richieste che riceviamo da società che cercano personale. Una occasione in più per inserirvi nel mondo calcio.
Al termine del corso rilasciamo l’Attestato dell’Università del Calcio con nomi dei docenti e delle materie di studio ed il diploma Nazionale ASI, ente sportivo riconosciuto dal CONI e del quale siamo master ufficiale. Verranno altresì rilasciati gli attestati di stage effettuati con società calcistiche o partner istituzionali.
Rilasciamo inoltre a chi volesse continuare dopo il master , passando direttamente al secondo anno del corso di laurea di mediazione linguistica indirizzo azienda calcio i 45 crediti che vi consentiranno di proseguire il corso di studi come detto passando direttamente all’anno successivo della triennale.
MEDIAZIONE LINGUISTICA - CLASSE DI LAUREA L12
INDIRIZZO: AZIENDA CALCIO
Autorizzazione decreto Direttoriale MIUR
Uniscentia Accademy
College International Studies
MARIO SCONCERTI
L’Università del Calcio nasce 10 anni fa sotto
la direzione didattica di Mario Sconcerti
e le sue scelte formative resteranno
il nostro punto di forza.
Da oggi intendiamo ricordarlo intitolando
al nostro Mario il master dell’Università del Calcio.
MARIO GIUNTA
Giornalista televisivo italiano è uno dei volti principali di Sky Sport, occupandosi del Tg giornaliero e dei speciali legati alle coppe internazionali di club.
È uno dei volti giovani più apprezzati del mondo media calcistico e nostro direttore della sede di Milano,
sita a pochi metri proprio dalla sede di Sky Italia.